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FMI: tokenizzazione da 65 miliardi, insidia pericolosa sul mercato

Il valore degli asset tokenizzati ha raggiunto i 65 miliardi di dollari, ma la tecnologia che promette di rendere Wall Street più veloce ed economica presenta un risvolto preoccupante. Proprio quei sistemi di regolamento istantaneo, di trading automatizzato e di mercati interconnessi che eliminano gli attriti finanziari potrebbero accelerare la prossima crisi.

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FMI: tokenizzazione da 65 miliardi, insidia pericolosa sul mercato

Punti chiave

  • L’FMI stima che il valore degli asset del mondo reale tokenizzati abbia raggiunto i 65,1 miliardi di dollari al 31 luglio 2026.
  • I ricercatori del FMI avvertono che le liquidazioni automatiche e il regolamento istantaneo possono amplificare gli shock finanziari.
  • L’FMI individua nella chiarezza giuridica, nella regolamentazione, nell’interoperabilità e nella sicurezza dei regolamenti gli ostacoli principali.

Il FMI rileva 65 miliardi di dollari in beni tokenizzati

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) esprime preoccupazione per le implicazioni della tokenizzazione sulla stabilità finanziaria nel Capitolo 3 del suo Rapporto sulla stabilità finanziaria globale dell’ottobre 2026, intitolato “Scaling Tokenization: New Efficiencies, New Vulnerabilities” (L’espansione della tokenizzazione: nuove efficienze, nuove vulnerabilità). Il rapporto esamina come gli strumenti finanziari basati sulla blockchain potrebbero ridisegnare i mercati tradizionali combinando emissione, negoziazione, compensazione, regolamento e gestione su registri programmabili.

I numeri raccontano una storia interessante. Al 31 luglio, le attività del mondo reale (RWA) tokenizzate, esclusi i contratti di riacquisto e le stablecoin, avevano raggiunto circa 65,1 miliardi di dollari. Il credito tokenizzato ammontava a 30,4 miliardi di dollari, mentre i fondi del mercato monetario rappresentavano altri 17,5 miliardi di dollari.

I titoli azionari tokenizzati sono rimasti relativamente modesti, attestandosi a 2,3 miliardi di dollari. Nel frattempo, i contratti di riacquisto tokenizzati, o repo, hanno registrato volumi medi giornalieri di transazioni pari a 303 miliardi di dollari, riflettendo il crescente interesse da parte degli investitori istituzionali a gestire le garanzie in modo più efficiente. Il documento afferma:

«I repo tokenizzati possono aggiungere maggiore flessibilità e precisione alla tempistica della transazione, supportando potenzialmente la gestione della liquidità.»

Un regolamento più rapido comporta però un inconveniente

La tokenizzazione promette ciò che l’infrastruttura finanziaria convenzionale ha cercato di ottenere per decenni: transazioni più veloci, meno intermediari, conformità automatizzata e mercati che non chiudono mai. Il FMI ha rilevato che oltre la metà delle negoziazioni di titoli azionari tokenizzati avveniva al di fuori dei normali orari di mercato statunitensi. Circa l’80% delle transazioni riguardava meno di un’azione, il che suggerisce una notevole domanda di proprietà frazionata.

Ma c’è un rovescio della medaglia. I sistemi finanziari tradizionali prevedono ritardi che danno alle istituzioni il tempo di riconciliare le transazioni, garantire la liquidità e gestire interruzioni impreviste. Il regolamento basato sulla blockchain può eliminare questi margini di manovra. Il FMI avverte che le garanzie programmabili, le richieste di margini automatizzate e il trading continuo potrebbero accelerare le liquidazioni forzate quando i mercati si trovano in difficoltà.

Le garanzie riutilizzate su piattaforme interconnesse potrebbero inoltre favorire una maggiore leva finanziaria, consentendo allo stress finanziario di propagarsi tra istituzioni e mercati in modo notevolmente più rapido. Gli smart contract, dal canto loro, introducono dipendenze da software, fornitori di infrastrutture e flussi di dati esterni. Il documento del FMI avverte:

«La componibilità può migliorare il coordinamento e l’efficienza del capitale, ma diffonde anche il contagio e la leva finanziaria tra le applicazioni interconnesse e amplia la superficie di attacco operativa».

Quattro ostacoli si frappongono tra la tokenizzazione e Wall Street

Nonostante la crescente sperimentazione da parte delle istituzioni, i mercati tokenizzati rimangono frammentati, relativamente illiquidi e vulnerabili alle interruzioni operative. Il documento del Fondo Monetario Internazionale identifica quattro ostacoli che impediscono una più ampia adozione. Tra questi figurano la certezza giuridica, la chiarezza normativa, l’interoperabilità tra le reti blockchain e la disponibilità di attività di regolamento affidabili.

La moneta della banca centrale offre una base di regolamento potenzialmente più sicura, mentre le stablecoin private e i depositi tokenizzati introducono ulteriori rischi di credito, di liquidità e di concentrazione. Il Fondo raccomanda una regolamentazione tecnologicamente neutra, una vigilanza più rigorosa, meccanismi di interruzione automatica delle negoziazioni (circuit breaker) e misure di salvaguardia contro le liquidazioni automatiche destabilizzanti. Per ora, il FMI ritiene che i rischi sistemici siano limitati poiché i mercati tokenizzati rimangono relativamente piccoli. Tuttavia, il rapporto presenta una curiosa contraddizione. Il principale vantaggio commerciale della tokenizzazione, ovvero l’eliminazione degli attriti nelle transazioni finanziarie, potrebbe anche eliminare i meccanismi che aiutano i mercati a resistere agli shock finanziari. Più Wall Street diventa veloce, meno tempo potrebbe avere per reagire quando qualcosa va storto. «Nel complesso, riducendo gli attriti, le riserve di sicurezza e i meccanismi di intermediazione che tradizionalmente contribuiscono ad assorbire gli shock, queste caratteristiche possono anche alterare il modo in cui si accumulano le vulnerabilità e gli shock si trasmettono attraverso i mercati e le infrastrutture», afferma il documento del FMI, al capitolo 3.

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Questo articolo è stato tradotto dall'inglese tramite IA. La versione originale in inglese è la fonte autorevole; le traduzioni automatiche possono contenere imprecisioni, in particolare nella terminologia legale e normativa.