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Il CEO di Tether critica aspramente la BRI per la sua campagna a favore dei depositi bancari tokenizzati

Il CEO di Tether, Paolo Ardoino, ha sottolineato che le stablecoin rappresentano una forma di denaro più affidabile rispetto ai depositi bancari tokenizzati, spiegando che sono garantite da titoli del Tesoro statunitense, mentre i depositi bancari tokenizzati sono solitamente coperti solo per il 10% da attività liquide.

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Il CEO di Tether critica aspramente la BRI per la sua campagna a favore dei depositi bancari tokenizzati

Punti chiave

  • Il CEO di Tether ha difeso le stablecoin dopo che la BRI ha affermato che i depositi tokenizzati sono sostituti migliori delle valute legali.
  • Ardoino ha sostenuto che le stablecoin sono più sicure perché sono interamente garantite, mettendo in luce il sistema delle riserve frazionarie bancarie.
  • La controversia mette in luce i timori delle banche che il CLARITY ACT possa innescare una massiccia fuga di depositi verso le stablecoin.

Il CEO di Tether sui depositi tokenizzati: «Il re è nudo»

Il dibattito tra le diverse rappresentazioni del denaro fiat su blockchain e i vantaggi che offrono agli utenti è in pieno fermento.

Paolo Ardoino ha criticato le recenti dichiarazioni di Pablo Hernandez de Cos, direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), il quale ha sottolineato che le stablecoin non rappresentano un sostituto efficace del denaro fiat in quanto presentano diverse criticità.

Tra questi figurano la scarsa convertibilità, problemi di offerta, difficoltà di interoperabilità e il rischio di favorire attività criminali.

De Cos ha invece promosso i depositi bancari tokenizzati come un «percorso più diretto per sfruttare la tokenizzazione preservando al contempo le fondamenta del sistema monetario».

Ardoino ha sottolineato che le preoccupazioni della BRI derivano dal fatto che le stablecoin rappresentano naturalmente una forma di denaro superiore rispetto ai depositi tokenizzati, in quanto sono quasi interamente garantite da titoli del Tesoro statunitense, mentre questi ultimi sono solitamente garantiti solo al 10% da attività liquide.

«La BRI è giustamente preoccupata dal fatto che le stablecoin stiano smascherando l’imperatore senza vestiti. Perché qualcuno dovrebbe scegliere di investire i propri risparmi in un prodotto a riserva frazionaria quando le stablecoin sono a riserva piena?», ha dichiarato Ardoino.

Le stablecoin hanno guadagnato popolarità e diffusione, e l’USDT di Tether, che al momento della stesura di questo articolo vanta una capitalizzazione di mercato di oltre 183 miliardi di dollari, è diventato un prodotto rilevante nei mercati emergenti: lo stesso Ardoino ha sottolineato che esistono economie «che fanno ampio affidamento sull’USDT, sia per il commercio interno che per quello estero».

La questione delle stablecoin ha raggiunto i vertici della politica statunitense, diventando un punto critico nel dibattito sull’approvazione del Digital Asset Market Clarity Act, noto come CLARITY ACT, poiché le banche temono una fuga dei depositi qualora alle piattaforme di scambio di criptovalute fosse consentito emettere ricompense per questi prodotti.

«Cosa accadrà al sistema finanziario se le persone inizieranno a rendersi conto che le stablecoin sono più sicure e trasferiranno i propri risparmi in una classe di attività più vantaggiosa? Siamo nella fase di ‘scoperta’», ha concluso Ardoino, alludendo a una sostituzione su larga scala dei depositi con le stablecoin.

Questo articolo è stato tradotto dall'inglese tramite IA. La versione originale in inglese è la fonte autorevole; le traduzioni automatiche possono contenere imprecisioni, in particolare nella terminologia legale e normativa.

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