Le società affiliate a DWF Labs hanno citato in giudizio Bitgo, società di custodia di criptovalute, presso l’Alta Corte di Londra, chiedendo un risarcimento di 141 milioni di dollari per presunte vendite premature di token scontati. I ricorrenti sostengono che Bitgo abbia violato le restrizioni contrattuali di lock-up trasferendo i token Falcon Finance (FF) ed ESPORTS sulle piattaforme di scambio circa due mesi prima della loro data di rilascio prevista. Le presunte transazioni hanno esercitato una pressione al ribasso su mercati con scarsi volumi di scambio, lasciando le società di investimento legate a DWF con posizioni consistenti che avevano perso molto valore.
DWF Labs cita Bitgo per blocco token da 141 milioni

Punti chiave
- Le affiliate di DWF Labs chiedono a Bitgo 141 milioni di dollari per le presunte vendite premature dei token FF ed ESPORTS.
- Bitgo avrebbe trasferito i token scontati sulle piattaforme di scambio due mesi prima della scadenza dei periodi di lock-up previsti dal contratto.
- DWF Labs sostiene che le vendite anticipate abbiano danneggiato i prezzi dei token, mentre Bitgo ha rifiutato di commentare la causa.
Bitgo affronta una battaglia legale da 141 milioni di dollari per presunte violazioni del periodo di lock-up dei token
Secondo un articolo del Financial Times (FT), l’operazione su criptovalute scontate si è trasformata in una battaglia legale da 141 milioni di dollari, con le affiliate di DWF Labs che accusano Bitgo di aver infranto la promessa di mantenere determinati token bloccati. La controversia verte sugli acquisti privati di token che, secondo quanto affermato, erano soggetti a una condizione chiara.
Il custode istituzionale Bitgo avrebbe ricevuto gli asset a prezzi ridotti, ma non avrebbe potuto venderli o trasferirli durante un periodo iniziale di lock-up di tre mesi. Invece, sostengono i ricorrenti, i token hanno iniziato a essere immessi sugli exchange con circa due mesi di anticipo rispetto al previsto, esercitando pressione su mercati già fragili e illiquidi e lasciando i venditori originari con asset dal valore notevolmente inferiore.
DWF Labs accusa Bitgo di aver violato gli accordi di lock-up
I ricorrenti, DWF Maas e Falcon Digital, sono veicoli di investimento associati al market maker di criptovalute DWF Labs, con sede a Dubai. La loro causa riguarda transazioni private fuori borsa (OTC) relative al token FF di Falcon Finance e a ESPORTS, una criptovaluta legata al settore dei videogiochi.
In base ai presunti accordi, Bitgo ha acquisito allocazioni di token a prezzo scontato in cambio dell’accettazione di un periodo di lock-up iniziale di tre mesi, seguito da ulteriori restrizioni di maturazione. L’accordo segnalato era inteso a impedire che grandi quantità di criptovaluta entrassero in circolazione mentre DWF sviluppava prodotti e lavorava per migliorare la liquidità del mercato. Ma secondo la causa, Bitgo ha agito prematuramente.
I ricorrenti sostengono che il custode abbia trasferito o venduto i token sulle piattaforme di scambio circa due mesi prima del primo sblocco previsto. DWF sostiene che tali transazioni abbiano introdotto una notevole pressione di vendita in mercati caratterizzati da liquidità limitata e da una concentrazione della proprietà dei token.
La causa sostiene che non vi sia «alcuna giustificazione contrattuale o legale per la condotta di Bitgo nel trasferire o vendere» i token.
I prezzi dei token subiscono un crollo mentre DWF chiede 141 milioni di dollari
Le ripercussioni finanziarie sono al centro della denuncia. Secondo i dati storici di mercato, FF veniva scambiato a circa 0,08 dollari all’inizio di marzo 2026, per poi scendere verso i 0,07 dollari entro la fine di aprile. ESPORTS ha subito un colpo molto più duro, scendendo da circa 0,28 dollari a metà marzo a 0,07 dollari all’inizio di giugno. Ciò rappresenta un calo del 75% nel periodo in questione, sebbene la misura in cui le presunte transazioni di Bitgo abbiano contribuito al calo rimanga controversa e non sia stata accertata in tribunale.
Le affiliate di DWF sostengono che le vendite premature abbiano danneggiato il valore delle loro partecipazioni residue. I ricorrenti chiedono un risarcimento danni pari a 141 milioni di dollari, inclusa una componente, secondo quanto riportato, di 114 milioni di dollari associata alle perdite sui token che hanno continuato a detenere. Le società sostengono che i prezzi di acquisto scontati fossero esplicitamente subordinati al rispetto da parte di Bitgo delle restrizioni concordate. Senza tali condizioni, sostengono i ricorrenti, le transazioni non sarebbero state effettuate alle stesse condizioni.
DWF afferma di aver sollevato le proprie preoccupazioni mesi prima di intentare la causa
Secondo quanto riferito, la controversia ha iniziato a inasprirsi tra aprile e maggio 2026, quando i rappresentanti di DWF hanno affrontato Bitgo in merito ai presunti trasferimenti. La società afferma che tali discussioni non hanno prodotto garanzie soddisfacenti, spingendo le sue affiliate a intraprendere un’azione legale.
«Lo sconto concesso a Bitgo era subordinato al mantenimento dei token in stato di blocco, mentre questi sono stati trasferiti alle piattaforme di scambio circa due mesi prima del primo sblocco. Abbiamo sollevato la questione con Bitgo in aprile e maggio e, in assenza di impegni concreti, si è reso necessario ricorrere alle vie legali. Rimaniamo fiduciosi e aperti a una risoluzione», ha dichiarato DWF in un comunicato riportato dal Financial Times.
Il caso giunge inoltre in un anno cruciale per il custode, che ha fatto il suo debutto alla Borsa di New York (NYSE) nel gennaio 2026 con il ticker BTGO. Le sue operazioni di custodia istituzionale e di trading collocano l’azienda in prima linea nel mercato delle grandi transazioni in criptovalute e delle allocazioni di asset negoziate privatamente.
Una prova da 141 milioni di dollari per le transazioni private di token nel settore delle criptovalute
Al di là dei ingenti risarcimenti richiesti, la causa solleva interrogativi su come vengano applicate le restrizioni contrattuali quando le criptovalute acquistate privatamente possono circolare tra diverse piattaforme di scambio e reti blockchain. Le transazioni OTC (over-the-counter) a prezzo scontato sono comuni nei mercati degli asset digitali, consentendo ai grandi investitori di acquisire posizioni sostanziali e garantendo al contempo agli emittenti di token e ai detentori esistenti un certo controllo sul momento in cui tali asset entrano in circolazione. I periodi di lock-up sono fondamentali in tali accordi poiché limitano la pressione di vendita immediata. Il procedimento a Londra valuterà se Bitgo abbia violato obblighi contrattuali esecutivi e se le presunte transazioni abbiano causato le perdite finanziarie rivendicate dalle affiliate di DWF. Per ora, le accuse rimangono non provate e nessuna decisione giudiziaria ha stabilito che Bitgo abbia violato gli accordi o causato i cali di prezzo segnalati. DWF ha indicato di rimanere aperta a risolvere la controversia in via extragiudiziale.
La questione più importante è se i ricorrenti riescano a dimostrare che siano stati proprio i presunti trasferimenti anticipati da parte di Bitgo, piuttosto che le condizioni generali del mercato, a causare le perdite alla base della loro richiesta di risarcimento pari a 141 milioni di dollari. Bitgo non ha risposto pubblicamente alle accuse contenute nella causa né ha pubblicato alcun commento al riguardo sui social media.
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