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Causa privacy contro Crypto.com archiviata, ricorrenti: seconda chance

Un giudice distrettuale statunitense ha respinto un’azione collettiva in materia di privacy digitale intentata contro un operatore di Crypto.com in merito ai cookie di tracciamento di terze parti.

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Causa privacy contro Crypto.com archiviata, ricorrenti: seconda chance

Punti chiave

  • Il giudice Edward M. Chen ha respinto un'azione collettiva in materia di privacy contro l'operatore di Crypto.com per mancanza di legittimazione ad agire.
  • La sentenza pone un ostacolo significativo alle cause relative al tracciamento web nel Nono Circuito in assenza di esposizione di dati sensibili.
  • I ricorrenti hanno 30 giorni di tempo per modificare la loro denuncia al fine di dimostrare che sono stati raccolti dati specifici e altamente sensibili.

I ricorrenti hanno denunciato una profilazione completa e un tracciamento ingannevole

Un tribunale statunitense ha respinto un'azione collettiva in materia di privacy digitale contro Foris Dax, l'operatore dell'exchange Crypto.com, relativa al tracciamento tramite cookie di terze parti, stabilendo che le accuse di profilazione online e di mancato rispetto delle promesse in materia di privacy non costituiscono una legittimazione costituzionale.

In un’ordinanza emessa il 6 ottobre 2026, il giudice distrettuale statunitense Edward Chen ha accolto la richiesta del convenuto di respingere la Prima Denuncia Modificata (FAC) dei ricorrenti, concedendo tuttavia ai ricorrenti 30 giorni per modificare le proprie richieste.

La causa verte sulle accuse secondo cui il convenuto avrebbe utilizzato cookie di tracciamento di terze parti per monitorare il comportamento degli utenti, condividere dati e creare profili completi dei consumatori che riflettessero le preferenze degli utenti e le tendenze comportamentali. I ricorrenti hanno sostenuto che tali pratiche di tracciamento violassero la loro ragionevole aspettativa di privacy, in particolare alla luce delle presunte assicurazioni fornite dal convenuto secondo cui tale tracciamento non avrebbe avuto luogo.

Il giudice Chen ha respinto tali argomentazioni, sottolineando che la legittimazione ai sensi dell’Articolo III richiede un danno effettivo e concreto derivante dalla raccolta di informazioni personali sensibili.

Riguardo alle accuse di profilazione avanzate dai ricorrenti, il tribunale ha riconosciuto che la divulgazione di dati che consenta un tracciamento «dalla culla alla tomba» può fondare la legittimazione ad agire secondo la giurisprudenza della Nona Circoscrizione, come nel caso In re Facebook, Inc. Internet Tracking Litigation. Tuttavia, il giudice Chen ha osservato che i ricorrenti non hanno dimostrato che terze parti abbiano effettivamente raccolto o deanonimizzato dati che fossero «sostanzialmente più sensibili» rispetto alla normale attività non sensibile sul sito.

Il tribunale ha inoltre esaminato le accuse dei ricorrenti relative a false dichiarazioni e alla violazione degli impegni in materia di privacy. Sebbene il tracciamento ingannevole possa fungere da «fattore aggravante» che eleva la condotta a un’intrusione nella privacy «altamente offensiva», il giudice Chen ha ritenuto che l’inganno di per sé non trasformi il tracciamento web di routine in un danno perseguibile.

«La chiave sta nella sensibilità delle informazioni raccolte», ha scritto il giudice Chen, citando la recente giurisprudenza della Nona Circoscrizione. Poiché la denuncia non ha dimostrato che fossero state raccolte informazioni personali particolarmente sensibili, il tribunale ha concluso che i ricorrenti non avessero la legittimazione ad agire dinanzi al tribunale federale.

Inoltre, poiché il tribunale ha ritenuto di non poter stabilire che un’ulteriore modifica sarebbe stata inutile, il rigetto è stato concesso con la possibilità di presentare una versione modificata. I ricorrenti hanno tempo fino al 5 novembre 2026 per depositare una denuncia aggiornata che risolva le carenze relative alla legittimazione individuate dal tribunale.

L'exchange affiliato a Crypto.com che gestisce OG ha citato in giudizio le autorità di Washington prima che lo Stato adotti misure coercitive nei confronti dei mercati di previsione.

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Questo articolo è stato tradotto dall'inglese tramite IA. La versione originale in inglese è la fonte autorevole; le traduzioni automatiche possono contenere imprecisioni, in particolare nella terminologia legale e normativa.