Il direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), Pablo Hernández de Cos, ha dichiarato il 28 agosto al Simposio di politica economica di Jackson Hole che le stablecoin non sono ancora in grado di fungere da vera e propria moneta e che i depositi tokenizzati dovrebbero invece sostenere la maggior parte dei pagamenti quotidiani.
Il direttore della BRI: le stablecoin non sono ancora una forma di moneta credibile su larga scala

Punti chiave
- Nel suo intervento a Jackson Hole, Pablo Hernández de Cos ha evidenziato quattro carenze delle stablecoin.
- L’offerta globale di stablecoin è salita a 308 miliardi di dollari a partire da questo mese.
- Nel corso del suo intervento, De Cos ha esortato le banche centrali a dare priorità ai depositi tokenizzati rispetto alle stablecoin.
Un verdetto senza mezzi termini da Basilea
La BRI è l’istituzione a cui i banchieri centrali si rivolgono per gli standard, non per opinioni di tendenza sulle criptovalute, il che ha fatto risaltare ancora di più le osservazioni taglienti di de Cos. Rivolgendosi ai banchieri centrali riuniti al ritiro annuale della Federal Reserve Bank di Kansas City, ha affermato che le stablecoin «non rispettano ancora le proprietà fondamentali del denaro», una smentita diretta a una classe di asset che ha trascorso gran parte dell’anno a promuoversi come il futuro dei pagamenti digitali. Ha inoltre aggiunto:
La crescente diffusione delle stablecoin ancorate al dollaro ha inoltre sollevato preoccupazioni in alcune giurisdizioni riguardo alla sovranità monetaria e al potenziale di una «dollarizzazione» digitale.
Jackson Hole è solitamente riservato ai segnali sui tassi di interesse, non ai commenti sulle criptovalute. De Cos ha comunque sfruttato la piattaforma per tracciare una linea netta tra ciò che considera denaro reale e ciò che semplicemente lo imita sulla blockchain.
Quattro motivi per cui le stablecoin non sono all’altezza
De Cos ha costruito la sua argomentazione attorno a quattro caratteristiche che, secondo lui, mancano alle stablecoin. Queste includono:
- Riscattabilità
- Elasticità
- Interoperabilità
- Integrità finanziaria.
In pratica, ciò significa che gli emittenti non possono garantire un riscatto in contanti in rapporto uno a uno come avviene per i depositi bancari, l’offerta non si espande né si contrae in base all’attività economica reale, i token si spostano con difficoltà tra blockchain concorrenti e i portafogli in custodia autonoma rendono l’applicazione delle norme antiriciclaggio più difficile rispetto al sistema bancario tradizionale.
La soluzione preferita da De Cos sono i depositi tokenizzati, che sono fondamentalmente passività bancarie basate su conti che vengono regolate tramite le riserve della banca centrale e preservano l’“unicità” del denaro che le stablecoin non possono garantire. Ha affermato:
I depositi tokenizzati offrono un percorso più diretto per sfruttare la tokenizzazione, preservando al contempo le fondamenta del sistema monetario.
I sostenitori delle stablecoin hanno indicato il regolamento più rapido e le commissioni più basse come vantaggi fondamentali rispetto ai canali tradizionali, ma de Cos suggerisce che le autorità di regolamentazione valutino tali benefici alla luce di rigorosi standard di integrità monetaria prima di avallarne un uso più ampio.
La posta in gioco aumenta di mese in mese, dato che l’offerta globale di stablecoin è salita a 308 miliardi di dollari, con un aumento di oltre il 14% su base annua, anche dopo il calo registrato rispetto al picco raggiunto a maggio, e il solo USDT di Tether rappresenta circa il 60% di quel totale, esattamente il tipo di scala per cui, secondo de Cos, questa classe di asset non è strutturalmente predisposta.
Perché ora la situazione è diversa
Il discorso di de Cos è arrivato in un giorno in cui i mercati delle criptovalute avevano già molto da digerire. Il prezzo del Bitcoin, tanto per cominciare, è sceso sotto gli 80.000 dollari lo stesso giorno, dopo che il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh aveva approfittato del proprio discorso a Jackson Hole per ribadire una posizione restrittiva sull’inflazione e spingere al rialzo i rendimenti dei titoli del Tesoro a breve termine.
Ha inoltre suggerito che orientare l’attività delle stablecoin verso i titoli del Tesoro statunitense potrebbe contribuire a ridurre i costi di finanziamento del governo, collegando il dibattito su cosa si intenda per “denaro” direttamente alle modalità di finanziamento dei governi. I mercati delle criptovalute, già sballottati dalle speculazioni sui tassi, hanno ora un’ulteriore variabile da scontare nei prezzi.
Questo articolo è stato tradotto dall'inglese tramite IA. La versione originale in inglese è la fonte autorevole; le traduzioni automatiche possono contenere imprecisioni, in particolare nella terminologia legale e normativa.












