Domenica le forze statunitensi hanno colpito dei lanciarazzi iraniani nei pressi dello Stretto di Hormuz dopo aver, secondo quanto riferito, individuato i preparativi per un’altra operazione di minamento, ponendo bruscamente fine a una tregua di circa un mese negli attacchi diretti tra Washington e Teheran.
Gli Stati Uniti attaccano l'Iran, il Brent supera i 90 dollari mentre il rischio nello Stretto di Hormuz torna a crescere

Punti chiave
- Il CENTCOM ha colpito i lanciarazzi iraniani il 30 agosto dopo aver rilevato i preparativi per minare lo Stretto di Hormuz.
- Il greggio Brent ha sfiorato brevemente i 90 dollari, poiché la ripresa dei combattimenti tra Stati Uniti e Iran ha riacceso i timori per l’approvvigionamento nel Golfo.
- L’Iran ha promesso ritorsioni il 30 agosto, mettendo in allerta il CENTCOM e i mercati energetici globali.
Gli attacchi di domenica 30 agosto hanno riportato il rischio militare proprio su uno dei corridoi energetici più critici del mondo dopo oltre sei mesi di conflitto intermittente. L’Iran ha segnalato vittime e non ha perso tempo a promettere conseguenze militari ed economiche.
Gli Stati Uniti colpiscono i lanciatori iraniani mentre la minaccia sullo Stretto di Hormuz si fa nuovamente sentire
Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha affermato che unità del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche stavano preparando razzi dotati di mine marine per il lancio nello stretto. Il portavoce del CENTCOM, Tim Hawkins, ha dichiarato che le forze americane hanno osservato lo svolgersi dei preparativi prima di sferrare l’attacco.

Il Pentagono ha definito l’operazione come preventiva. Le forze statunitensi avevano da poco terminato di rimuovere le mine marine iraniane dalle rotte di navigazione riconosciute a livello internazionale, rendendo i preparativi per un’altra operazione di minamento una minaccia immediata per il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.
L’Iran ha fornito una versione decisamente diversa dei fatti. Il portavoce dell’IRGC, il generale Hossein Mohebi, l’ha definita un «errore fatale del regime di Trump durante la guerra economica» e ha promesso ritorsioni. I media iraniani hanno riferito di morti e feriti, mentre fonti semi-ufficiali hanno segnalato esplosioni nei pressi dell’isola di Larak.
Lo Stretto di Hormuz torna nel mirino di una guerra che dura da sei mesi
La geografia rende economicamente pericoloso anche uno scontro limitato. Lo Stretto di Hormuz separa l’Iran dall’Oman e collega il Golfo Persico con il Golfo di Oman e il Mar Arabico, collocando un’arteria fondamentale per i trasporti energetici globali direttamente all’interno della zona di conflitto.
L’ultimo attacco fa seguito a mesi di combattimenti iniziati il 28 febbraio con attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele. Un accordo del 17 giugno, volto a porre fine ai combattimenti e a riaprire lo stretto durante 60 giorni di negoziati, è fallito a luglio. Da allora, Washington ha combinato pressioni militari, un blocco navale e minacce di sanzioni nel tentativo di limitare la capacità dell’Iran di ostacolare il traffico marittimo. Teheran ha mantenuto la propria posizione riguardo a Hormuz come leva di pressione contro gli Stati Uniti e i loro partner regionali.
Il greggio Brent supera i 90 dollari con il ritorno dei rischi nel Golfo
Gli operatori petroliferi hanno reagito immediatamente. I futures sul greggio Brent, che venerdì avevano chiuso a circa 88,10 dollari, domenica sera sono stati scambiati tra gli 89,71 e i 90,60 dollari circa, registrando un rialzo compreso tra l’1,7% e il 2% e superando brevemente la soglia dei 90 dollari, oggetto di grande attenzione.

Il greggio West Texas Intermediate (WTI) è salito verso la fascia media degli 84 dollari. Il movimento riflette un calcolo ben noto: la ripresa dei combattimenti aumenta le probabilità di un ulteriore restringimento del traffico nello Stretto di Hormuz, che in alcuni giorni si è già ridotto a una manciata di navi.
Gli altri mercati hanno mostrato un panico notevolmente minore. I futures sul Dow Jones sono scesi di circa lo 0,1%, quelli sull’S&P 500 hanno perso tra lo 0,1% e lo 0,17% circa, mentre i futures sul Nasdaq-100 sono rimasti pressoché invariati o leggermente in calo. Gli operatori sembravano considerare l’operazione come un evento circoscritto, piuttosto che come un immediato ritorno alla più intensa campagna di bombardamenti di luglio.
Anche il Bitcoin ha ceduto i guadagni registrati in precedenza domenica non appena sono giunte le notizie sugli attacchi, scendendo di circa lo 0,6% nell’ora successiva e venendo scambiato nella fascia bassa dei 77.000 dollari alle 20:00 EDT. La reazione ha ricordato ancora una volta che il rischio geopolitico può colpire rapidamente le criptovalute quando gli operatori iniziano a ridurre l’esposizione sugli asset rischiosi.
La minaccia di ritorsione dell’Iran mette i mercati con il polveriere pronto
La prossima mossa spetta a Teheran. Una rappresaglia limitata potrebbe preservare il ritmo precario di scambi contenuti, mentre un altro tentativo di minare lo stretto o attacchi contro strutture statunitensi potrebbero ampliare il conflitto e esercitare ulteriore pressione sui mercati energetici.
I mercati valuteranno inoltre se Washington consideri l’attacco di domenica come un’azione isolata o come il primo colpo di un’altra campagna militare prolungata. Il ritorno del greggio Brent verso i 90 dollari e la perdita dei guadagni precedenti da parte del bitcoin sono i segnali immediati più evidenti del fatto che gli operatori attribuiscono ancora una probabilità significativa a ulteriori turbolenze nell’area dello Stretto di Hormuz.
Questo articolo è stato tradotto dall'inglese tramite IA. La versione originale in inglese è la fonte autorevole; le traduzioni automatiche possono contenere imprecisioni, in particolare nella terminologia legale e normativa.










