L'XRP ha registrato un calo di circa il 10%, scendendo a 1,29 dollari, dopo che il Senato degli Stati Uniti ha bloccato il CLARITY Act: si tratta del calo più marcato tra le principali criptovalute.
L'XRP scende del 10% mentre Ripple ribadisce di trovarsi su “terreno solido”

Punti chiave
- Il 16 settembre l’XRP ha registrato un calo di circa il 10%, attestandosi a 1,29 dollari, a fronte di una flessione del 2,2% per il bitcoin e del 4% per Solana.
- Un comunicato congiunto SEC-CFTC del 17 marzo ha classificato 18 asset come materie prime digitali, tra cui l’XRP, vincolando entrambe le agenzie
- Il voto di chiusura del Senato, conclusosi con 49 voti a favore e 50 contrari, lascia la definizione delle norme alle autorità di regolamentazione, senza alcuna legge sulla struttura del mercato fino al 2027.
Il calo più drastico del listino
L’XRP sembra aver subito il colpo più duro del recente crollo del mercato: il token è sceso a 1,29 dollari, con un calo compreso tra il 7,5% e il 10% circa a seconda del periodo di riferimento, contro il calo del 2,2% del bitcoin, del 3,6% di Ether e del 4% di Solana.
Le differenze percentuali sono significative perché XRP era stato indicato come il vincitore del mercato in vista del voto, registrando un rialzo fino al 9,8% nel periodo precedente al voto e raggiungendo infine un picco di 1,49 dollari il 14 settembre. Inoltre, l’attività sulle opzioni ha registrato un balzo del 350%, superando brevemente sia il bitcoin che l’ether. Alla luce di tutti questi sviluppi, l’argomentazione di Ripple è risultata un po’ sconcertante, non facendo alcun riferimento al calo dei prezzi. Al contrario, il responsabile legale dell’azienda, Stuart Alderoty, ha affermato:
Ripple e XRP si trovano su un terreno solido.
La sua argomentazione si basava su due punti:
- Il primo è la sentenza del tribunale federale del 2023 secondo cui le vendite programmatiche di XRP sugli exchange non costituivano operazioni su titoli.
- Il secondo è più recente e di maggiore rilevanza. Il 17 marzo, la Securities and Exchange Commission (SEC) e la Commodity Futures Trading Commission (CFTC) hanno pubblicato un comunicato interpretativo congiunto in cui definiscono 18 cripto-asset come materie prime digitali anziché titoli, tra cui l’XRP insieme a BTC, ETH e SOL. A differenza dei discorsi del personale, tale interpretazione costituisce un atto formale delle agenzie vincolante per entrambe le autorità di regolamentazione.
Infine, l’account aziendale di Ripple ha definito il voto fallito «un’enorme occasione persa», ribadendo al contempo lo stesso punto sollevato dal proprio CLO, ovvero che la necessità di regole chiare non è venuta meno, così come non è venuto meno il ruolo dell’azienda nella loro definizione.
Analisi del calo di XRP e del percorso futuro
Quando un asset assorbe la maggior parte delle scommesse al rialzo con leva finanziaria in vista di un evento binario, subisce il maggior numero di vendite forzate quando l’evento va nella direzione sbagliata. Il prezzo del Bitcoin è sceso sotto i 75.000 dollari per la prima volta dal 20 agosto nello stesso periodo, ma partendo da una base di speculazione molto meno concentrata.
Inoltre, vale la pena ricordare che il presidente della SEC Paul Atkins e il presidente della CFTC Michael Selig hanno lanciato a gennaio il “Progetto Crypto” come iniziativa congiunta per armonizzare la vigilanza, e l’interpretazione di marzo ne è stato il primo risultato di rilievo. L’ex presidente della CFTC Christopher Giancarlo ha dichiarato dopo il voto che i due presidenti sono determinati a mettere in atto un quadro normativo ai sensi della legge statunitense piuttosto che assistere allo spostamento delle attività all’estero. Per l’XRP, si tratta di un percorso più lento con un tetto massimo più basso. La regolamentazione può essere contestata, ritardata e revocata in un modo in cui un atto del Congresso non può esserlo.
E, anche se la posizione di Ripple potrebbe essere ben consolidata, quella del mercato non lo è, e 1,29 dollari è il valore attuale (che piaccia o no ai sostenitori).
Questo articolo è stato tradotto dall'inglese tramite IA. La versione originale in inglese è la fonte autorevole; le traduzioni automatiche possono contenere imprecisioni, in particolare nella terminologia legale e normativa.












