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Bitcoin supera 83.500 dollari, Kucoin e MEXC fuori dalla Corea

La Corea del Sud ha disposto il blocco dell'accesso nazionale a 27 siti web di exchange di criptovalute offshore non registrati, tra cui Kucoin, MEXC e BingX, estendendo al web il divieto precedentemente imposto alle loro app mobili.

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Bitcoin supera 83.500 dollari, Kucoin e MEXC fuori dalla Corea

Punti chiave

  • L’Unità di Informazione Finanziaria (FIU) coreana afferma che 27 siti di scambio non registrati, tra cui Kucoin e MEXC, saranno bloccati al più presto.
  • La FIU ha deferito 44 operatori non registrati alle autorità investigative, con pene detentive fino a 5 anni.
  • La mossa arriva mentre l’indice KOSPI registra un calo superiore al 15% in 5 giorni e gli analisti avvertono di possibili ripercussioni sul mercato delle criptovalute.

Cosa è stato bloccato esattamente?

L’Unità di Informazione Finanziaria (FIU) coreana, l’organismo antiriciclaggio della Commissione per i Servizi Finanziari, ha annunciato il 13 ottobre che l’autorità nazionale di regolamentazione delle telecomunicazioni e delle trasmissioni ha ordinato restrizioni di accesso a 27 siti web esteri non registrati di scambio di asset virtuali.

La decisione è stata presa a seguito di due sessioni di revisione tenutesi il 6 e il 7 ottobre e ha riguardato nomi quali KuCoin, MEXC, Phemex, XT.com, Bitrue, CoinW, Poloniex, BTCC, BingX e Bitmart.

Inoltre, anche i siti che operano su server nazionali rischiano la cessazione del servizio, mentre quelli ospitati all’estero saranno bloccati a livello di rete per gli utenti coreani.

Perché proprio i siti web, e perché proprio ora?

Si tratta della seconda fase di un’azione restrittiva in due fasi, poiché, su richiesta della FIU, Google e Apple avevano già limitato le nuove installazioni e gli aggiornamenti delle app di queste piattaforme di scambio in Corea. Gli utenti che possedevano ancora le app, o che semplicemente aprivano un browser, continuavano a effettuare operazioni di trading. Il blocco web ora chiude completamente questa scappatoia.

La FIU ha affermato di non dover attendere prove di danni specifici agli utenti, poiché operare senza registrazione «è di per sé illegale» ai sensi della Legge sulle informazioni relative alle transazioni finanziarie specificate. Le sanzioni vanno ben oltre il semplice blocco di un URL:

  • Rischi penali: l’operatività non registrata comporta fino a cinque anni di reclusione o una multa fino a 50 milioni di won.
  • Segnalazioni: la FIU ha segnalato 44 operatori non registrati alle autorità investigative.
  • Blocco dei canali di trasferimento: le piattaforme di scambio coreane registrate non possono trasferire criptovalute a quei 44 operatori, e gli acquisti di criptovalute con carta di credito da piattaforme non registrate sono già bloccati.
  • Gioco del "colpisci il topo": la FIU afferma che monitorerà la presenza di siti sostitutivi e domini mirror e richiederà ulteriori blocchi.

L’autorità di regolamentazione sostiene inoltre che gli utenti stiano pagando più del dovuto; un’indagine di settore condotta a giugno ha rilevato che le piattaforme non registrate applicavano commissioni di trading medie comprese tra l’1,5% e il 10%, fino a 62 volte superiori alla media dello 0,16% praticata dalle cinque maggiori piattaforme di scambio in won della Corea.

Cosa dovrebbero fare ora gli utenti coreani?

Il consiglio della FIU è piuttosto diretto: se una piattaforma risulta non registrata, gli utenti dovrebbero prelevare immediatamente i propri asset. Inoltre, gli utenti che incontrano difficoltà nel prelevare i fondi saranno assistiti dalla Digital Asset Exchange Alliance (DAXA), l’organismo di autoregolamentazione delle principali piattaforme di scambio coreane. Attualmente solo 28 operatori di asset virtuali sono registrati presso la FIU. L’agenzia ha inoltre messo in guardia contro le pubblicità che promettono rendimenti elevati, capitale garantito, informazioni privilegiate o “quotazioni globali”, che sono espedienti comuni sulle piattaforme di derivati offshore.

Il tempismo è difficile da ignorare

L’ordine è stato emesso la stessa mattina in cui i titoli azionari coreani sono entrati in caduta libera, con l’indice KOSPI che è crollato di oltre il 15% in cinque sessioni, facendo perdere quasi 260 miliardi di dollari (400 trilioni di won) al mercato azionario coreano. Tom Lee di Fundstrat ha avvertito che il crollo si stava probabilmente riversando sulle criptovalute attraverso le liquidazioni dei margini da parte dei broker, dato che i coreani sono tra i principali detentori di criptovalute.

Tale pressione era visibile anche nell’andamento del prezzo del bitcoin, che è sceso sotto gli 82.000 dollari a seguito della liquidazione di posizioni lunghe per un valore di 406 milioni di dollari, per poi recuperare fino a circa 84.000 dollari. La chiusura delle piattaforme offshore durante una crisi di margine lascia ai trader coreani meno possibilità di copertura e più motivi per affidarsi alle borse nazionali in won.

Ciò si inserisce anche in un contesto di maggiore severità da parte delle autorità di regolamentazione, poiché all’inizio di quest’anno la FIU aveva imposto a Bithumb una sospensione parziale di sei mesi e una multa di circa 27,5 milioni di dollari (prima che un tribunale di Seul sospendesse la sospensione). Detto questo, la Corea del Sud non è esclusivamente in modalità repressiva e Bitcoin.com News ha riportato questa settimana che la Jeonbuk Bank ha iniziato ad accettare bitcoin come garanzia per i prestiti. Il messaggio, in sintesi, sembra quindi essere che le criptovalute siano benvenute in Corea, ma solo attraverso i canali autorizzati.

La Jeonbuk Bank ha concesso il primo prestito bancario garantito da bitcoin mai registrato in Corea del Sud, avvalendosi di un servizio di custodia di terze parti e delle nuove norme giudiziarie.

Leggi ora: Jeonbuk Bank avvia l'esperimento sudcoreano sui prestiti in Bitcoin

Questo articolo è stato tradotto dall'inglese tramite IA. La versione originale in inglese è la fonte autorevole; le traduzioni automatiche possono contenere imprecisioni, in particolare nella terminologia legale e normativa.