Il rapporto sottolinea che “The Merge”, un cambiamento fondamentale nel meccanismo di consenso di Ethereum, ha ridotto il fabbisogno energetico di 3,5 ordini di grandezza, ridimensionando una rete che, prima del passaggio al nuovo meccanismo di consenso proof-of-stake, richiedeva un consumo energetico pari a quello di un piccolo Stato come l’Islanda.
Un rapporto di Cambridge rivela che il consumo energetico di Ethereum è sceso del 99,98% dopo il Merge

Punti chiave
- L’Università di Cambridge ha pubblicato un rapporto che illustra in dettaglio gli enormi miglioramenti in termini di efficienza energetica di Ethereum a seguito del Merge del 2022.
- Il fabbisogno energetico annuale della rete è sceso a 7,87 GWh, determinando un crollo delle emissioni totali di quasi il 99,98%.
- Ethereum consuma ora una frazione minima dell’energia richiesta dai sistemi bancari tradizionali e dalle piattaforme globali.
Il Cambridge Center evidenzia i risultati raggiunti da Ethereum dopo il Merge in un nuovo rapporto
Gli analisti stanno ancora esaminando attentamente il comportamento di Ethereum, una delle più grandi piattaforme di smart contract, dopo una delle svolte più significative della sua storia.
Il Cambridge Center for Alternative Finance ha pubblicato a giugno il rapporto “Ethereum after the Merge: A Change in Power”, in cui vengono esaminati i progressi e gli effetti che il cambiamento ha avuto sulle dinamiche della rete.
Il rapporto ha rilevato cambiamenti radicali nel consumo energetico dopo “The Merge”, il nome dato al cambiamento del meccanismo di consenso che Ethereum ha subito il 15 settembre 2022. Il centro afferma che il fabbisogno energetico di Ethereum prima del Merge era salito a 2,4 GW, pari al fabbisogno di uno Stato delle dimensioni dell’Islanda.
Tuttavia, la situazione è cambiata dopo l’evento, con una riduzione del fabbisogno energetico di 3,5 ordini di grandezza, portando tale cifra a 7,87 GWh all’anno, equivalenti a circa 0,90 MW al giorno.
Le stime di Cambridge si basano su una media ponderata di rete pari a 105 watt per nodo, valori che lo collocano ben al di sotto di concorrenti come Solana, che raggiunge oltre 13,4 GWh all’anno, ma al di sopra di NEAR, che registra 5,11 GWh all’anno.
«Nel loro insieme, i due indicatori mostrano che, sebbene Ethereum sia uno dei maggiori consumatori in termini assoluti, è relativamente efficiente rispetto al suo peso economico», ha sottolineato il centro.
In confronto, l’impronta energetica della rete Ethereum raggiunge la metà di quella necessaria al British Museum e solo una frazione di quella richiesta per il funzionamento di piattaforme globali come Netflix, equivalendo all’incirca all’energia consumata dalla Torre Eiffel.
Il rapporto ha inoltre effettuato un confronto con le reti finanziarie tradizionali, stimando che il sistema bancario tradizionale – compresi i data center, le filiali e l’infrastruttura degli sportelli automatici – consumasse 260 TWh all’anno. «Rispetto a questo parametro di riferimento, l’impronta di Ethereum, pari a 7,87 GWh (0,0079 TWh), è di circa 4,5 ordini di grandezza inferiore, con un rapporto di circa 33.000 a uno», ha valutato il rapporto.
Anche le emissioni sono scese da 10,3 MtCO₂ a 2,37 ktCO₂e, una riduzione di quasi il 99,98% ottenuta con una singola modifica all’architettura software.
Questo articolo è stato tradotto dall'inglese tramite IA. La versione originale in inglese è la fonte autorevole; le traduzioni automatiche possono contenere imprecisioni, in particolare nella terminologia legale e normativa.















