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La SEC rinvia nuovamente l’esenzione sulla tokenizzazione mentre il CLARITY Act rimane in stallo

La Securities and Exchange Commission ha ulteriormente rinviato la tanto attesa “deroga per l’innovazione” in materia di tokenizzazione; il ritardo è legato alle trattative ancora in corso al Congresso sulle disposizioni relative alla tokenizzazione contenute nel CLARITY Act.

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La SEC rinvia nuovamente l’esenzione sulla tokenizzazione mentre il CLARITY Act rimane in stallo

Punti chiave

  • Secondo quanto riportato, l’esenzione per l’innovazione in materia di tokenizzazione della SEC è stata «ulteriormente rinviata».
  • Il ritardo è legato alla Sezione 10505 del CLARITY Act, che disciplina la regolamentazione dei titoli tokenizzati.
  • La SEC ha rinviato separatamente una votazione prevista per venerdì sulle esenzioni per le startup nel settore delle criptovalute, adducendo un problema di calendario.

Un altro rinvio per l’esenzione per l’innovazione

L’«esenzione per l’innovazione» in materia di tokenizzazione della SEC, un quadro normativo proposto che consentirebbe alle società di testare la negoziazione basata su blockchain di titoli azionari statunitensi tokenizzati senza dover soddisfare l’intera serie di requisiti standard previsti per le borse valori e gli intermediari finanziari, è stata nuovamente rinviata, secondo quanto riferito dalla giornalista specializzata in politiche sulle criptovalute Eleanor Terrett.

SEC's delay on tokenization exemption.
Fonte immagine: X

L’articolo di Terrett individua una causa specifica, ovvero la sezione dedicata alla tokenizzazione nella bozza del CLARITY Act del Senato. La sezione 10505 del disegno di legge stabilisce che i titoli tokenizzati mantengano il loro status di titoli ai fini normativi e incarica la SEC di studiare come debbano essere trattati, affrontando i requisiti di custodia, la tutela dei consumatori, le questioni transfrontaliere e il coordinamento tra le autorità di regolamentazione.

Se la SEC procedesse con la propria esenzione prima che i legislatori completino la negoziazione di quella sezione, rischierebbe di compromettere un compromesso che ha richiesto mesi per essere raggiunto tra le parti interessate del settore. Di conseguenza, l’esenzione potrebbe rimanere in sospeso fino a quando il percorso del CLARITY Act non diventerà più chiaro.

Il ritardo è ancora più evidente se si considera che il presidente della SEC, Paul Atkins, ha posto l’esenzione sulla tokenizzazione al centro della sua più ampia iniziativa denominata “Project Crypto”, un programma che comprende anche un pacchetto normativo denominato “Regulation Crypto” riguardante le esenzioni dalla registrazione dei token, un “safe harbor” per i progetti di decentralizzazione e nuove regole in materia di custodia e sedi di negoziazione per i broker-dealer. Atkins aveva già segnalato in precedenza che l’esenzione era prossima alla pubblicazione, il che rende questo nuovo ritardo una battuta d’arresto per le società che si stavano preparando a lanciare prodotti di trading tokenizzati basati su di essa.

Una seconda riunione della SEC saltata nella stessa settimana

Il rinvio sulla tokenizzazione è avvenuto nella stessa settimana in cui la SEC ha improvvisamente annullato un’altra riunione prevista per venerdì, durante la quale i commissari avrebbero dovuto votare sulle esenzioni proposte per la raccolta di fondi da parte delle startup nel settore delle criptovalute, parte del più ampio pacchetto “Regulation Crypto”.

Un portavoce della SEC ha attribuito il rinvio a un imprevisto problema di calendario e ha affermato che la riunione sarebbe stata “spostata a una data successiva”, senza specificare quando. Il portavoce ha aggiunto che l’agenzia rimane “impegnata a portare avanti l’agenda del Presidente per garantire certezza nel settore delle criptovalute”.

La proposta di esenzione per le startup avrebbe consentito alle società del settore delle criptovalute in fase iniziale di raccogliere capitali senza dover rispettare pienamente le norme standard in materia di offerta di titoli, un approccio che le autorità di regolamentazione hanno proposto come modo per mantenere l’emissione di token sul territorio nazionale.

La votazione avrebbe inoltre segnato la prima azione normativa formale della SEC nell’ambito del programma «Regulation Crypto», rendendo la sua cancellazione una battuta d’arresto più grave di un semplice slittamento di calendario. Avvenuti così poco dopo il rinvio dell’esenzione sulla tokenizzazione, questi rinvii consecutivi hanno alimentato le speculazioni secondo cui la SEC starebbe deliberatamente mantenendo aperto il proprio calendario normativo fino a quando il Congresso non fornirà indicazioni più chiare sulla direzione che prenderà il CLARITY Act.

Il percorso irto di ostacoli del CLARITY Act al Senato

Il CLARITY Act creerebbe il primo quadro normativo federale completo per gli asset digitali, suddividendo la vigilanza tra la SEC, che regolerebbe le nuove vendite di token, e la Commodity Futures Trading Commission (CFTC), che supervisionerebbe il mercato secondario. La Camera ha approvato la propria versione del disegno di legge nel luglio 2025, mentre la Commissione bancaria del Senato ha portato avanti la propria bozza con un voto di 15 a 9 nel maggio di quest’anno.

Da allora lo slancio si è raffreddato e il disegno di legge non è riuscito a rispettare la finestra temporale prevista per agosto; non si prevede che il Senato tenga un voto procedurale prima del 15 settembre, al termine della pausa estiva. La SEC non ha fissato una nuova data né per l’esenzione relativa alla tokenizzazione né per il voto annullato sull’esenzione per le startup. Entrambe le questioni rimarranno probabilmente in sospeso fino a quando il voto procedurale del Senato del 15 settembre non fornirà un segnale più chiaro sulle prospettive del CLARITY Act. Se il disegno di legge supererà tale ostacolo, la SEC potrebbe agire rapidamente per definire un’esenzione calibrata in modo da allinearsi alla legislazione.

Questo articolo è stato tradotto dall'inglese tramite IA. La versione originale in inglese è la fonte autorevole; le traduzioni automatiche possono contenere imprecisioni, in particolare nella terminologia legale e normativa.

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