Il Bitcoin ha registrato un calo verso i 58.000 dollari nonostante il miglioramento delle condizioni finanziarie, mettendo in evidenza un’insolita divergenza di mercato. Secondo gli analisti, sono state le persistenti vendite specifiche nel settore delle criptovalute, piuttosto che le pressioni macroeconomiche più generali, a mantenere l’asset slegato dai titoli azionari, dai rendimenti dei titoli del Tesoro e dall’oro.
Perché il Bitcoin ha ritestato i 58.000 dollari nonostante un contesto macroeconomico favorevole

Punti chiave
- Il Bitcoin è sceso vicino ai 58.000 dollari proprio mentre i rendimenti dei titoli del Tesoro si sono attenuati, i titoli azionari hanno raggiunto livelli record e l’oro si è indebolito.
- Gli analisti sostengono che i continui deflussi istituzionali, il posizionamento gamma negativo e le vendite meccaniche costanti abbiano prevalso sul miglioramento delle condizioni macroeconomiche.
- In definitiva, gli investitori monitoreranno i flussi degli ETF, le vendite strategiche, l’attività sui futures e il supporto in prossimità del prezzo realizzato stimato di 53.000 dollari.
Perché il Bitcoin è sceso mentre i mercati tradizionali hanno registrato un miglioramento?
Secondo il rapporto Bitfinex Alpha pubblicato il 1° luglio, il Bitcoin ha iniziato il terzo trimestre tornando a toccare il minimo ciclico vicino ai 58.000 dollari, nonostante condizioni finanziarie che normalmente favorirebbero gli asset di rischio. I rendimenti dei titoli del Tesoro si sono attenuati, i titoli azionari statunitensi hanno chiuso il trimestre a livelli record e l’oro si è indebolito, eppure il bitcoin ha continuato a perdere terreno, rafforzando una divergenza che è diventata una delle caratteristiche distintive dell’attuale contesto di mercato.
Si tratta della quarta volta nell’attuale ciclo in cui il bitcoin ha registrato un calo in concomitanza con la flessione dei rendimenti dei titoli del Tesoro. Gli analisti sostengono che tale andamento suggerisca che la pressione di vendita provenga principalmente dall’interno del mercato delle criptovalute piuttosto che da tensioni macroeconomiche più ampie, con il risultato che il bitcoin si discosta temporaneamente dalla sua consueta correlazione con i titoli azionari, tranne che durante i periodi di turbolenza diffusa sui mercati.
Inoltre, il bitcoin non si comporta più principalmente come un asset “risk-on”; Bitfinex attribuisce il movimento verso il livello di 58.000 dollari a vendite meccaniche persistenti, mentre la criptovaluta rimane ben al di sotto del suo massimo storico.
Perché il reset delle opzioni non è riuscito a stabilizzare il mercato?
La scadenza trimestrale delle opzioni del 26 giugno ha eliminato una delle posizioni in derivati più consistenti dell’anno, ma non ha modificato la struttura generale del mercato. Sebbene sia scaduta una parte significativa dell’open interest delle opzioni, gli operatori rimangono posizionati al di sotto del livello stimato in cui il posizionamento sulle opzioni passa dallo stabilizzare i movimenti di prezzo ad amplificarli – fenomeno noto come “gamma flip” – vicino ai 68.000 dollari, lasciando il mercato in un regime di gamma negativa che può amplificare le oscillazioni dei prezzi.
Altri indicatori sui derivati puntano a una conclusione simile, poiché la protezione al ribasso continua a dominare il posizionamento sulle opzioni, mentre il funding perpetuo rimane relativamente contenuto e l’open interest sui futures ha mostrato scarse evidenze di un nuovo leverage aggressivo in entrata nel mercato, suggerendo una pressione di vendita costante piuttosto che un eccesso speculativo diffuso.
L’analisi evidenzia inoltre il persistere dei deflussi istituzionali, con gli ETF spot sul bitcoin statunitensi che hanno registrato la settima settimana consecutiva di rimborsi netti per un totale di circa 1,79 miliardi di dollari nella settimana terminata il 26 giugno. L’IBIT di Blackrock e l’FBTC di Fidelity hanno rappresentato gran parte delle vendite, nonostante in precedenza avessero agito come acquirenti significativi durante i precedenti cali di mercato.
La strategia è identificata come un’altra potenziale fonte di pressione di vendita, poiché l’autorizzazione concessa alla società di vendere fino a 1,25 miliardi di dollari di bitcoin per sostenere la propria riserva in dollari statunitensi e altri obblighi crea un meccanismo formale attraverso il quale ulteriori partecipazioni potrebbero essere convertite in contanti, se necessario.
Il prezzo realizzato di 53.000 dollari può reggere?
Con l’attività sui derivati relativamente tranquilla, le metriche on-chain forniscono ora l’indicazione più chiara di un potenziale supporto al ribasso. Il prezzo realizzato aggregato del Bitcoin, stimato da Bitfinex a circa 53.000 dollari, è identificato come il supporto strutturale più importante del mercato, tenendo presente che un prolungato trading al di sotto di tale livello ha storicamente coinciso con le fasi più profonde dei precedenti mercati ribassisti.
L’attuale comportamento dei detentori suggerisce che il mercato non abbia ancora raggiunto la piena capitolazione, poiché i detentori a breve termine rimangono in perdita mentre anche quelli a lungo termine hanno iniziato a realizzare perdite, nonostante le riserve degli exchange rimangano vicine ai minimi pluriennali e l’offerta dei detentori a lungo termine continui a attestarsi vicino a livelli record, indicando che gli investitori pazienti non hanno distribuito su larga scala le proprie partecipazioni.
In prospettiva, diversi sviluppi determineranno se il bitcoin potrà stabilizzarsi, tra cui afflussi sostenuti verso gli ETF, eventuali vendite eseguite su autorizzazione di Strategy, cambiamenti nel posizionamento sui futures perpetui e la capacità degli acquirenti di difendere il prezzo realizzato. Fino a quando tali indicatori non miglioreranno, il livello del prezzo realizzato rimane il supporto strutturale più solido, sebbene la sua durata dipenda dal fatto che l’attuale ondata di vendite meccaniche inizi ad attenuarsi.
Questo articolo è stato tradotto dall'inglese tramite IA. La versione originale in inglese è la fonte autorevole; le traduzioni automatiche possono contenere imprecisioni, in particolare nella terminologia legale e normativa.

















