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L’autorità di regolamentazione delle criptovalute del Pakistan si batte per salvare i token garantiti da asset da un divieto totale

L’autorità di regolamentazione pakistana sta promuovendo una posizione religiosa più sfumata sulle valute digitali, dopo che una sentenza emessa da un influente seminario ha minacciato di bloccare gli ambiziosi piani del Paese in materia di asset digitali.

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L’autorità di regolamentazione delle criptovalute del Pakistan si batte per salvare i token garantiti da asset da un divieto totale

Punti chiave

  • Bilal bin Saqib della PVARA ha contestato una sentenza emessa a giugno da un importante seminario di Karachi che dichiarava illegali le criptovalute.
  • JS Global Capital ha avvertito che la sentenza potrebbe frenare l’adozione guidata dalle banche per i 240 milioni di abitanti del Pakistan.
  • La PVARA sta ora collaborando con gli studiosi per definire almeno due categorie sicure di token digitali garantiti da asset.

Dibattiti interni sulla conformità alla Sharia

L’autorità pakistana di regolamentazione degli asset virtuali ha chiesto al seminario islamico più influente del Paese di chiarire la differenza tra criptovalute speculative e token digitali garantiti da asset, dopo che una recente sentenza religiosa ha gettato incertezza sui piani in rapida evoluzione di Islamabad in materia di criptovalute.

Bilal bin Saqib, presidente della Pakistan Virtual Assets Regulatory Authority (PVARA), avrebbe chiesto indicazioni alla Jamia Darul Uloom di Karachi dopo che il seminario aveva stabilito il mese scorso che gli acquisti basati su criptovalute non sono consentiti dalla legge islamica. La fatwa ha sollevato interrogativi sugli sforzi del governo volti a regolamentare un mercato in forte espansione in una nazione di oltre 240 milioni di persone che si colloca tra i più grandi centri mondiali per il commercio al dettaglio di criptovalute.

La sentenza ha inoltre messo in luce disaccordi all’interno del seminario. Secondo Bloomberg, diversi religiosi — tra cui alcuni coinvolti nella stesura della fatwa — hanno opinioni divergenti sul fatto che determinati asset digitali possano essere considerati ricchezza ai sensi della Sharia, con alcuni studiosi che sostengono che i token garantiti da asset o le stablecoin con riserva integrale possano essere ammessi. Altri sostengono invece che le criptovalute rimangano troppo speculative per soddisfare gli standard islamici relativi al commercio lecito. Il dibattito interno ha esercitato ulteriore pressione sulle autorità di regolamentazione, impegnate a raggiungere un consenso religioso mentre definiscono un quadro normativo nazionale per gli asset digitali.

Waqas Ghani, responsabile della ricerca presso JS Global Capital, ha dichiarato in un articolo di Reuters che la fatwa potrebbe ostacolare un’adozione più ampia delle criptovalute, guidata dalle banche, al di fuori della comunità commerciale urbana del Pakistan, sebbene abbia osservato che i volumi di scambio non ne hanno ancora risentito.

La fatwa è stata emessa da diversi studiosi, tra cui il mufti Muhammad Taqi Usmani, una delle massime autorità nel campo della finanza islamica. Essa fa seguito a una richiesta di chiarimento riguardo al pagamento di libri e di un corso online tramite criptovaluta. Bloomberg ha riferito che alcuni religiosi coinvolti nelle deliberazioni ritengono che siano necessari ulteriori studi prima di esprimere una posizione definitiva su strumenti più recenti, come i sukuk tokenizzati (obbligazioni islamiche) o i token garantiti dall’oro.

Il presidente della PVARA ha affermato che la sua organizzazione sta collaborando con gli studiosi per valutare gli asset digitali per categoria, anziché trattarli come un’unica classe. La questione fondamentale, ha aggiunto, è se un asset digitale possa essere considerato un bene riconosciuto ai sensi della Sharia.

Saqib ha affermato che un sukuk registrato su blockchain rappresenta la proprietà di un bene reale che genera reddito, mentre i token garantiti dall’oro e le stablecoin con riserva integrale conferiscono diritti esigibili su un valore tangibile e riscattabile. La blockchain, ha aggiunto, è «una tecnologia di registrazione e verifica, non un’attività finanziaria».

I token speculativi privi di asset sottostanti costituiscono una questione a sé stante, e Saqib ha affermato che le preoccupazioni degli studiosi «devono essere prese sul serio».

«Continueremo a lavorare a stretto contatto con i nostri studiosi mentre il Pakistan sviluppa il proprio quadro normativo in materia di licenze e porta avanti il lavoro sulle stablecoin e sulla tokenizzazione di asset del mondo reale», ha affermato. «Il Pakistan ha l’opportunità di diventare leader mondiale nella finanza digitale conforme alla Sharia, e tale leadership deve essere costruita insieme ai nostri studiosi».

Questo articolo è stato tradotto dall'inglese tramite IA. La versione originale in inglese è la fonte autorevole; le traduzioni automatiche possono contenere imprecisioni, in particolare nella terminologia legale e normativa.

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