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La Fed di Kevin Warsh mantiene una posizione ferma mentre i prezzi dell’energia fanno salire l’inflazione

Mercoledì la Federal Reserve, sotto la guida del presidente Kevin Warsh, ha mantenuto invariati i tassi di interesse, unendo un momento storico di leadership a un chiaro promemoria del fatto che l’inflazione continua a dettare legge.

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La Fed di Kevin Warsh mantiene una posizione ferma mentre i prezzi dell’energia fanno salire l’inflazione

Punti chiave

  • La Fed guidata da Kevin Warsh ha mantenuto i tassi al 3,5%-3,75% con un voto unanime di 12 a 0.
  • L’indice dei prezzi al consumo (CPI) ha raggiunto il 4,2% a maggio, poiché i prezzi dell’energia hanno aumentato la pressione sulle famiglie statunitensi.
  • La Fed di New York ha mantenuto i limiti del programma RRP a 160 miliardi di dollari, mentre i mercati attendono i dati sull’IPC di luglio.

La Fed mantiene i tassi mentre l’IPC torna a salire

Il 17 giugno il Federal Open Market Committee (FOMC) ha votato 12 a 0 per mantenere l’intervallo obiettivo del tasso sui fondi federali tra il 3,5% e il 3,75%, mantenendo una politica restrittiva poiché l’inflazione rimane al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale.

La riunione è storica per la Fed guidata da Warsh, ma la decisione in sé non è stata certo un fuoco d’artificio monetario. Nessun taglio. Nessun giro d’onore. Nessun piccolo e delicato fiocco annodato attorno a un problema di inflazione ostinato.

«Il Comitato garantirà la stabilità dei prezzi», si legge nella dichiarazione, una frase fredda come un caveau chiuso a chiave e sottile come una legge fiscale.

La Fed ha affermato che l’attività economica sta crescendo a un ritmo solido nonostante l’elevata incertezza, in parte legata al conflitto in Medio Oriente. La crescita della produttività e gli investimenti di capitale rimangono robusti, mentre la creazione di posti di lavoro ha tenuto il passo con la forza lavoro e la disoccupazione è rimasta pressoché invariata.

L’inflazione offre una copertura alla Fed

Gli ultimi dati dell’Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) spiegano perché i responsabili politici abbiano preferito la cautela agli applausi. Il CPI è salito dello 0,5% a maggio dopo un aumento dello 0,6% ad aprile, portando l’inflazione annuale al 4,2% a maggio, il dato su base annua più alto dall’aprile 2023.

Già ad aprile l’inflazione era salita al 3,8%, in aumento rispetto al 3,3% di marzo. All’inizio del 2026, l’inflazione complessiva si era raffreddata attestandosi a circa il 2,4% su base annua a febbraio, un valore sufficientemente vicino all’obiettivo della Fed da alimentare le speranze degli ottimisti in merito a un taglio dei tassi.

Poi i prezzi dell’energia hanno fatto irruzione con gli stivali infangati. I prezzi dell’energia sono aumentati del 3,9% a maggio, dopo un rialzo del 3,8% ad aprile, e hanno rappresentato oltre il 60% dell’aumento mensile dell’inflazione complessiva. L’indice energetico è salito del 23,5% su base annua a maggio, mentre i prezzi della benzina hanno registrato un balzo di circa il 7% su base mensile e di oltre il 40% su base annua negli ultimi dati.

L’aumento è avvenuto mentre le tensioni geopolitiche legate all’Iran e al Medio Oriente in generale alimentavano la pressione sul mercato energetico. La dichiarazione della Fed ha riconosciuto che l’elevata incertezza è in parte dovuta al conflitto regionale.

L’IPC core è più contenuto, ma non rassicurante

L’IPC core, che esclude alimentari ed energia, ha fornito un dato meno drammatico ma non rappresenta una vera e propria svolta positiva. I prezzi core sono aumentati dello 0,2% a maggio e del 2,9% su base annua, in leggero rialzo rispetto al 2,8% di aprile.

I prezzi dei generi alimentari sono aumentati dello 0,2% a maggio e del 3,1% su base annua. I costi degli alloggi sono aumentati dello 0,3% su base mensile e del 3,4% su base annua, a dimostrazione del fatto che i costi delle famiglie rimangono elevati anche se alcune categorie hanno registrato un rallentamento.

Le misure di sostegno alla liquidità rimangono in vigore

La nota di attuazione ha mantenuto il tasso di interesse corrisposto sui saldi delle riserve al 3,65%, con effetto dal 18 giugno. Il Consiglio dei Governatori ha inoltre votato all’unanimità per mantenere il tasso di credito primario al 3,75%.

L’Open Market Desk della Fed di New York ha ricevuto l’incarico di condurre operazioni di pronti contro termine overnight al 3,75% e operazioni di pronti contro termine inverso overnight al 3,5%, con un limite giornaliero di 160 miliardi di dollari per controparte.

La Fed ha inoltre dichiarato che potrebbe aumentare le disponibilità del System Open Market Account attraverso l’acquisto di buoni del Tesoro e, se necessario, di altri titoli del Tesoro con scadenza pari o inferiore a tre anni, al fine di mantenere riserve abbondanti.

Questo riferimento alle riserve è significativo perché dimostra che la banca centrale vuole che nel sistema bancario vi sia liquidità sufficiente per evitare che il meccanismo si inceppi, pur rifiutando di allentare prematuramente la politica monetaria.

Il prossimo rapporto sull’IPC, relativo al mese di giugno, è previsto per metà luglio 2026. Fino ad allora, la Fed di Warsh ha lanciato un messaggio chiaro: occorre presentare dati sull’inflazione più contenuti, non semplici speranze.

Reazione dei mercati

I mercati non hanno esattamente inviato un biglietto di ringraziamento alla Fed. Dopo la decisione, i principali indici azionari statunitensi hanno registrato un calo: il Nasdaq Composite ha perso 106,88 punti, il Dow Jones Industrial Average è sceso di 54,33 punti e l’S&P 500 ha ceduto 30,32 punti, mentre anche il bitcoin ha subito una correzione su Bitstamp, scivolando dalla zona dei 66.000 dollari verso la fascia bassa dei 65.000 dollari, mentre gli operatori assimilavano il messaggio di non taglio dei tassi, i dati più elevati sull’IPC e il rifiuto della Fed di fingere che l’inflazione energetica sia un problema di qualcun altro.

Per ora, i mercati e la stampa seguiranno con attenzione le dichiarazioni di Warsh durante la sua prima conferenza stampa in qualità di presidente della Fed.

Questo articolo è stato tradotto dall'inglese tramite IA. La versione originale in inglese è la fonte autorevole; le traduzioni automatiche possono contenere imprecisioni, in particolare nella terminologia legale e normativa.