Una svolta geopolitica tra Stati Uniti e Iran ha innescato un massiccio rialzo dei mercati globali, caratterizzato dal ritorno del bitcoin sopra i 67.000 dollari e dal calo dei prezzi del petrolio greggio.
Il Bitcoin supera i 67.000 dollari mentre l'accordo tra Stati Uniti e Iran provoca liquidazioni di posizioni corte per 198 milioni di dollari

Punti chiave
- Il 15 giugno il bitcoin ha superato i 67.000 dollari; in 24 ore sono state liquidate posizioni short per 198 milioni di dollari.
- L'Iran ha riaperto lo Stretto di Hormuz; il WTI è sceso sotto gli 80 dollari, alleviando i timori sul fronte energetico.
- Ether, XRP e HYPE hanno registrato guadagni a doppia cifra; la capitalizzazione di mercato delle criptovalute ha raggiunto i 2,38 trilioni di dollari.
La diplomazia disinnesca la crisi energetica dello Stretto di Hormuz
Il Bitcoin ha superato la soglia dei 67.000 dollari per la prima volta in quasi due settimane, mentre i mercati globali hanno accolto con favore l'annuncio di un accordo tra Stati Uniti e Iran. Secondo i dati di Bitstamp, il bitcoin è salito a un massimo intraday di 67.253 dollari, con un balzo di oltre 3.000 dollari in 24 ore. L'ultima volta che la criptovaluta è stata scambiata al di sopra di questa soglia è stato il 3 giugno, quando era nel mezzo di una forte ondata di vendite che alla fine ha visto il bitcoin perdere più del 10% del suo valore in soli cinque giorni.
L'impennata della criptovaluta di quasi il 5% ha visto la sua capitalizzazione di mercato, che il 5 giugno era scesa brevemente sotto i 1,2 trilioni di dollari, salire a circa 1,35 trilioni di dollari. Mentre il bitcoin ha completamente azzerato le perdite degli ultimi sette giorni, i dati di mercato mostrano che è in calo del 14% su 30 giorni. Nel frattempo, il rimbalzo del bitcoin si è rivelato devastante per i trader che avevano venduto allo scoperto la principale criptovaluta, con il risultato che in 24 ore sono state liquidate 198 milioni di dollari di posizioni corte contro i 16 milioni di dollari di posizioni lunghe.
Dopo settimane di tira e molla, le due parti hanno concordato un ampio memorandum d'intesa che invita l'Iran a riaprire lo Stretto di Hormuz, una rotta marittima attraverso la quale passa il 20% dell'approvvigionamento petrolifero globale. Teheran ha chiuso il canale pochi giorni dopo che gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi contro siti e infrastrutture nucleari iraniani. Oltre a bloccare il traffico marittimo, l'Iran ha reagito prendendo di mira le infrastrutture petrolifere e del gas negli Stati del Golfo, provocando uno shock globale sull'offerta. Il conseguente aumento dei prezzi globali del petrolio e del gas si è rapidamente ripercosso negli Stati Uniti, scatenando una forte reazione politica da parte di alcuni settori della base dell'amministrazione Trump che hanno criticato l'escalation militare. Sebbene Washington abbia inizialmente reagito con un blocco navale dei porti iraniani e con attacchi aerei mirati contro le risorse militari che fiancheggiano lo Stretto di Hormuz, questa pericolosa politica del rischio calcolato è stata alla fine disinnescata non dalla forza delle armi, ma da una diplomazia segreta che ha costretto entrambe le nazioni a tornare al tavolo dei negoziati.
Sebbene il memorandum d'intesa, di natura multiforme, copra diversi punti critici, l'impegno di Teheran a sbloccare la vitale rotta marittima è emerso come la concessione principale dell'accordo, innescando un immediato effetto di raffreddamento sui mercati energetici. Lunedì il greggio West Texas Intermediate (WTI) è sceso brevemente sotto la soglia psicologica degli 80 dollari al barile, mentre il greggio Brent, benchmark globale, ha toccato il minimo intraday a poco meno di 82,50 dollari.
Questo allentamento dei timori sull'approvvigionamento energetico ha innescato un forte rally di sollievo sui mercati azionari globali; le borse asiatiche hanno guidato la carica, con gli indici Nikkei e Kospi in rialzo di oltre il 5%, mentre i titoli europei sono rimasti sostanzialmente invariati. Wall Street ha colto con entusiasmo il vento favorevole, con il Nasdaq e l'S&P 500 che hanno registrato un balzo rispettivamente di quasi il 3% e il 2%, mentre gli investitori hanno scontato il rischio di un conflitto geopolitico più ampio.
Questa ondata di propensione al rischio si è estesa al più ampio mercato delle altcoin, dove pesi massimi come ether e XRP, insieme ad asset ad alto momentum come HYPE, hanno registrato guadagni a doppia cifra. Questo rally a livello di mercato, guidato dalla ripresa del bitcoin, ha iniettato nuova liquidità nell'ecosistema delle criptovalute, portando la capitalizzazione di mercato aggregata delle criptovalute a 2,38 trilioni di dollari.

















