Secondo i dati del World Gold Council pubblicati il 2 luglio, a maggio le banche centrali hanno aggiunto 41 tonnellate nette di oro alle riserve ufficiali, prolungando così un’ondata di acquisti che negli ultimi quattro anni ha registrato una media di 1.000 tonnellate all’anno. Una percentuale record pari al 45% dei gestori delle riserve prevede che le proprie istituzioni aumentino le riserve nei prossimi 12 mesi.
A maggio le banche centrali hanno acquistato 41 tonnellate d’oro, mentre una percentuale record del 45% intende acquistarne altro

Punti chiave
- La Polonia ha acquistato 18 tonnellate d’oro a maggio 2026, portando le proprie riserve a 614 tonnellate nel perseguimento dell’obiettivo delle 700 tonnellate.
- Il WGC ha rilevato che l’89% dei banchieri centrali prevede che le riserve ufficiali globali di oro continueranno a crescere fino al 2027.
- La Banca nazionale ceca ha acquistato oro per 39 mesi consecutivi, mentre la Banca di Corea sta valutando allocazioni in ETF.
Polonia e Cina guidano un'ampia ondata di acquisti ufficiali
Il World Gold Council (WGC), l’organismo di settore che monitora i flussi di oro nel settore ufficiale, ha illustrato in dettaglio l’attività di maggio in una nota di ricerca redatta da Marissa Salim, responsabile senior della ricerca del Consiglio per la regione Asia-Pacifico. La Banca Nazionale di Polonia è stata in testa alla classifica degli acquirenti con 18 tonnellate, seguita dalla Banca Popolare Cinese con 10 tonnellate, dall’Uzbekistan con 9 tonnellate, dal Kazakistan con 7 tonnellate e dall’Autorità Monetaria di Singapore con 4 tonnellate.

L’indagine del Consiglio sulle riserve auree delle banche centrali per il 2026, condotta all’inizio di quest’anno, ha colto lo stato d’animo dei gestori delle riserve mondiali. Il WGC ha dichiarato:
«L’89% dei banchieri centrali prevede un aumento delle riserve auree globali nei prossimi 12 mesi. Una percentuale record pari al 45% dei banchieri centrali prevede che le riserve auree della propria istituzione aumentino nei prossimi 12 mesi».
La Polonia ha accumulato 64 tonnellate nel solo 2026, diventando così il maggiore acquirente di oro dell’anno mentre lavora per raggiungere l’obiettivo pubblicamente dichiarato di 700 tonnellate. La Cina ha aggiunto 25 tonnellate dall’inizio dell’anno, portando le proprie riserve ufficiali a 2.331 tonnellate, pari a circa il 9% delle riserve totali. Le riserve del Kazakistan ammontano a 361 tonnellate, pari a circa il 78% delle sue riserve, mentre l’oro costituisce l’87% di quelle dell’Uzbekistan (una delle percentuali più elevate al mondo).
Non tutte le istituzioni hanno effettuato acquisti: la Turchia ha ridotto le proprie scorte di 3 tonnellate a maggio e la Russia ne ha vendute 6, lasciando Mosca con 2.292 tonnellate dopo aver ceduto 34 tonnellate quest’anno. Tali vendite, tuttavia, sono state superate di gran lunga dalla domanda altrove, dato che la Banca nazionale ceca ha ora registrato 39 mesi consecutivi di acquisti netti, una delle serie attive più lunghe tra le autorità monetarie.
Una rottura strutturale rispetto all’ultimo decennio
Il ritmo attuale rappresenta un allontanamento dalle norme storiche, dato che le banche centrali hanno assorbito in media 1.000 tonnellate all’anno negli ultimi quattro anni, il doppio rispetto alle circa 500 tonnellate medie del decennio precedente, secondo quanto emerso dall’indagine. Anche il settore pubblico ha iniziato il 2026 in modo deciso, con acquisti netti stimati pari a 244 tonnellate nel primo trimestre (superando sia il trimestre precedente sia la media trimestrale quinquennale). I gestori delle riserve citano la copertura contro l’inflazione, il rischio di sanzioni e la diversificazione rispetto al dollaro statunitense come motivazioni principali.
Le conseguenze sono visibili nella composizione delle riserve: per la prima volta dal 1996 l’oro rappresenta ora una quota maggiore delle riserve globali delle banche centrali rispetto ai titoli del Tesoro statunitense, un cambiamento che gli analisti descrivono come un punto di svolta nel modo in cui le istituzioni ufficiali conservano la ricchezza nazionale. Poiché le banche centrali sono tra i maggiori detentori singoli di lingotti d’oro, i loro acquisti sottraggono offerta al mercato per anni, conferendo al settore pubblico un’influenza sproporzionata sui prezzi a lungo termine.
Infine, Goldman Sachs prevede un rialzo del 20% per l’oro nel 2026, mentre l’amministratore delegato di Devere Group, Nigel Green, ha sostenuto che l’inesorabile rally del metallo prezioso abbia suscitato nuovi dubbi sulla prossima mossa della Federal Reserve.
Sono in arrivo ulteriori acquisti?
La Banca di Corea, che detiene 104 tonnellate, sta preparando i suoi primi investimenti in fondi negoziati in borsa (ETF) sull’oro, una mossa che aprirebbe un nuovo canale per la domanda ufficiale. Il Cile ha aggiunto 8 tonnellate dall’inizio dell’anno, mentre cresce l’interesse in America Latina.
Singapore, che a sua volta ha acquistato 4 tonnellate a maggio e detiene 197 tonnellate di riserve totali, prevede di lanciare servizi di custodia dell’oro da parte della banca centrale nell’ottobre 2026, posizionando la città-stato come hub di custodia proprio per quelle riserve che le altre banche centrali continuano ad accumulare. Con l’89% dei banchieri centrali intervistati che prevede un ulteriore aumento delle riserve globali, la domanda ufficiale alla base del mercato dell’oro non mostra segni di rallentamento nella seconda metà dell’anno.
Questo articolo è stato tradotto dall'inglese tramite IA. La versione originale in inglese è la fonte autorevole; le traduzioni automatiche possono contenere imprecisioni, in particolare nella terminologia legale e normativa.

















