I legislatori giamaicani stanno discutendo il “Virtual Assets Service Providers Act”, una proposta di legge che istituirebbe un quadro normativo in materia di licenze e vigilanza per le imprese operanti nel settore delle valute digitali.
I legislatori giamaicani discutono una nuova legge per regolamentare le società operanti nel settore delle criptovalute

Punti chiave
- Il 22 settembre la Camera dei Rappresentanti della Giamaica ha avviato la discussione sul “Virtual Assets Service Providers Act”.
- La legge assoggetta le società operanti nel settore delle criptovalute agli standard bancari internazionali per tutelare i residenti che utilizzano app estere.
- I fornitori privi di licenza rischiano accuse penali, sebbene le licenze rilasciate dalla FSC non conferiscano alle criptovalute lo status di moneta a corso legale.
Definizione delle imprese operanti nel settore delle risorse virtuali
La Camera dei Rappresentanti giamaicana ha recentemente avviato la discussione su una normativa volta a creare un quadro normativo e di autorizzazione formale per gli exchange di valute digitali e altre attività nel settore degli asset virtuali. La legge sui fornitori di servizi di asset virtuali (Virtual Assets Service Providers Act) mira ad allineare la Giamaica agli standard internazionali antiriciclaggio, sottoponendo le imprese del settore delle criptovalute a una vigilanza normativa simile a quella delle istituzioni bancarie tradizionali.
Secondo un rapporto locale, il ministro delle Finanze Fayval Williams ha presentato il disegno di legge il 22 settembre. Ha spiegato ai legislatori che la normativa definisce un fornitore di servizi di asset virtuali (VASP) come qualsiasi impresa commerciale che scambia criptovalute con moneta fiat, trasferisce asset digitali tra portafogli o detiene asset crittografici e chiavi private per conto dei clienti.
In base alla legge proposta, i fornitori di servizi relativi alle risorse virtuali sarebbero soggetti a rigide norme in materia di criminalità finanziaria, compresi gli obblighi di verificare l’identità dei clienti, monitorare le transazioni e segnalare attività sospette. Sarebbero inoltre tenuti a rispettare la “travel rule” internazionale, condividendo i dati del mittente e del destinatario nei trasferimenti.
Williams ha sottolineato che la normativa risponde alla crescente partecipazione locale al mercato degli asset digitali, dove attualmente i residenti effettuano operazioni di trading tramite piattaforme estere senza alcuna protezione normativa. «Non stiamo legiferando perché gli asset virtuali siano buoni o cattivi», ha affermato Williams. «Stiamo legiferando perché esistono e la nostra popolazione è esposta ai rischi che comportano».
Requisiti per il rilascio delle licenze e sanzioni
Il disegno di legge impone che qualsiasi impresa che offra servizi relativi agli asset virtuali ai consumatori in Giamaica debba ottenere una licenza dalla Commissione per i servizi finanziari (FSC), indipendentemente da dove abbia sede fisicamente l’entità. Operare senza licenza sarebbe considerato un reato penale.
Una volta ottenuta la licenza, i fornitori rientrerebbero nel quadro normativo giamaicano in materia di antiriciclaggio, che comprende la Legge sui proventi di reato, la Legge sulla prevenzione del terrorismo e la Legge di attuazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il ministro delle Finanze ha chiarito che la normativa non riconosce alcuna criptovaluta come valuta ufficiale.
«Il dollaro giamaicano rimane l’unica moneta a corso legale in questo Paese», ha affermato Williams, sottolineando che una licenza della FSC regola le operazioni commerciali ma non costituisce un’approvazione ufficiale né una garanzia degli asset digitali oggetto di negoziazione.
Il ministro giamaicano ha definito il disegno di legge un primo passo normativo necessario che conferisce alla FSC l’autorità esplicita di concedere licenze, monitorare e chiudere le operazioni relative agli asset virtuali non conformi.
Questo articolo è stato tradotto dall'inglese tramite IA. La versione originale in inglese è la fonte autorevole; le traduzioni automatiche possono contenere imprecisioni, in particolare nella terminologia legale e normativa.










