Secondo quanto riportato dalla stampa locale, la Corea del Sud si appresta a rinviare per la quarta volta l’introduzione dell’imposta sulle plusvalenze derivanti dalle criptovalute, concedendo potenzialmente agli investitori una proroga fino al 2029 prima che il governo inizi a riscuotere anche solo un centesimo. Il rinvio proposto prorogherebbe una misura fiscale la cui entrata in vigore era inizialmente prevista per il 2022.
Corea del Sud: tassa sulle criptovalute rinviata 4 volte, al 2029

Punti chiave
- Secondo fonti regionali, la Corea del Sud starebbe valutando un quarto rinvio dell’imposta sulle criptovalute, posticipandone potenzialmente l’attuazione al 2029.
- L’imposta del 22% proposta dalla Corea del Sud si applica ai profitti annuali derivanti dalle criptovalute superiori a 2,5 milioni di won.
- La partecipazione degli Stati Uniti al CARF non è prevista prima del 2029, il che complica i piani di applicazione della legge della Corea del Sud.
Una tassa sulle criptovalute che continua a mancare la data di inizio
Secondo un articolo pubblicato dalla testata giornalistica Business Korea, attiva da 43 anni, l’imposta sulle criptovalute della Corea del Sud, già più volte rinviata, rischia un ulteriore rinvio poiché legislatori, funzionari governativi e rappresentanti del settore si chiedono se il Paese sia in grado di applicare la misura in modo equo.
In base alla legislazione vigente, i profitti annuali derivanti da asset virtuali superiori a 2,5 milioni di won, pari a circa 1.800 dollari, sono soggetti a un’imposta complessiva del 22%. Tale importo comprende un’imposta nazionale del 20% e un’imposta locale del 2%, senza alcuna possibilità di riportare le perdite agli anni successivi.
Inizialmente prevista per il 2022, l’imposta è stata rinviata al 2023, poi al 2025 e, più recentemente, al 1° gennaio 2027. Ora, un quarto rinvio sta raccogliendo consensi politici. È interessante notare che l’imposta è sopravvissuta a sei anni di dibattito legislativo senza che sia stato riscosso un solo won.
Le lacune nella rendicontazione negli Stati Uniti complicano l’applicazione della normativa
L’ultima complicazione riguarda il Crypto-Asset Reporting Framework (CARF) dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), progettato per aiutare le autorità fiscali a scambiare informazioni sulle transazioni in criptovaluta a livello transfrontaliero. La Corea del Sud prevede di iniziare lo scambio di dati nel 2027, ma gli Stati Uniti non dovrebbero partecipare fino al 2029. Questo divario di due anni rischia di complicare l’applicazione della normativa nei confronti degli investitori che utilizzano piattaforme estere.
I clienti delle piattaforme di scambio nazionali, nel frattempo, potrebbero essere sottoposti a un controllo più rigoroso semplicemente perché le loro transazioni sono più facili da tracciare. Il 16 ottobre, il deputato del Partito Democratico Park Min-gyu ha presentato una proposta di legge che collega l’attuazione dell’imposta al secondo anno successivo al primo scambio di informazioni CARF da parte della Corea del Sud. Secondo il calendario previsto, ciò significa il 2029. I parlamentari del partito di opposizione People Power Party hanno avanzato proposte di rinvio simili, tra cui quelle che prevedono di posticipare la scadenza al 2030 o di eliminare del tutto l’imposta.
Aumenta la pressione politica mentre le piattaforme di scambio oppongono resistenza
La resistenza politica va oltre i confini del parlamento. Una petizione presentata all’Assemblea Nazionale, che chiedeva un ulteriore rinvio di due anni, ha raccolto oltre 50.000 firme, rendendola idonea per un esame formale. Gli investitori più giovani hanno assunto un ruolo particolarmente importante nel dibattito, poiché le criptovalute offrono una via di investimento alternativa in un contesto caratterizzato da prezzi elevati delle abitazioni e pressioni finanziarie.
Il 20 ottobre, i funzionari del Ministero delle Finanze hanno incontrato i rappresentanti delle cinque principali piattaforme di scambio di criptovalute della Corea del Sud e della Digital Asset Exchange Alliance (DAXA) per discutere dello stato di preparazione all’attuazione. Secondo quanto riportato dalla stampa nazionale, anche l’ufficio presidenziale si è mostrato favorevole al rinvio, citando carenze nell’applicazione della normativa, l’equità nei confronti degli investitori e il ritardo nel calendario di rendicontazione statunitense.
I rappresentanti del settore avvertono che una tassazione prematura potrebbe spingere le negoziazioni verso le piattaforme estere, lasciando alle piattaforme nazionali l’onere di costi di conformità più elevati. La legge sudcoreana sulla protezione degli utenti di asset virtuali (Virtual Asset User Protection Act) fornisce già alcune garanzie normative, ma una legislazione più ampia in materia di asset digitali rimane incompleta. Per ora, il 1° gennaio 2027 rimane la data di attuazione giuridicamente vincolante. Modificarla richiede l’approvazione del Parlamento.
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