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Polymarket: le probabilità relative al CLARITY Act tornano al 35% dopo essere crollate al minimo del 2026

Il 17 luglio, gli operatori di Polymarket hanno portato al 35% le probabilità che il CLARITY Act venga convertito in legge entro la fine dell’anno, segnando una netta ripresa rispetto al minimo storico del 24% toccato dal mercato appena quattro giorni prima.

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Polymarket: le probabilità relative al CLARITY Act tornano al 35% dopo essere crollate al minimo del 2026

Punti chiave

  • Il contratto relativo al CLARITY Act su Polymarket è risalito al 35% il 17 luglio dal minimo storico del 24% registrato il 13 luglio.
  • A maggio il mercato si attestava intorno al 74%, prima che le obiezioni dei democratici alle norme etiche di Trump facessero crollare le probabilità.
  • I repubblicani del Senato avevano in programma di rendere pubblico il testo definitivo del CLARITY Act dopo un incontro con Trump previsto per il 17 luglio.

Le aspettative sono in aumento

Il rialzo suggerisce che le probabilità che il CLARITY Act diventi legge quest’anno siano balzate al 35% (in calo del 7% rispetto al 42% di poche ore prima); tale andamento si è verificato poche ore prima che i repubblicani al Senato rendessero pubblico il tanto atteso testo definitivo del disegno di legge, a seguito di un incontro alla Casa Bianca con il presidente Donald Trump.

Polymarket odds of CLARITY Act being passed this session.
Probabilità su Polymarket relative all’approvazione del CLARITY Act in questa sessione.

Polymarket è un mercato di previsione basato sulle criptovalute in cui i trader acquistano e vendono quote relative all’esito di eventi del mondo reale, con prezzi che riflettono la probabilità implicita stimata dalla comunità. Il suo mercato “Il Clarity Act diventerà legge nel 2026?” è diventato uno degli indicatori più seguiti per valutare le sorti del disegno di legge a Washington.

In effetti, il contratto ha percorso un percorso tortuoso: a maggio le probabilità si attestavano intorno al 74%, quando la Commissione bancaria del Senato ha approvato il Digital Asset Market Clarity Act (H.R. 3633) con un voto bipartisan di 15 a 9. Le quote sono poi scese al 48% a giugno, mentre i negoziati si trascinavano; sono scese ulteriormente quando il capo negoziatore Patrick Witt si è dimesso e la senatrice Elizabeth Warren ha spinto per norme etiche più severe, per poi recuperare brevemente sopra il 50% in seguito alla presentazione del testo all’inizio di luglio.

Il 13 luglio si è registrato il crollo definitivo, quando le probabilità sono scese a circa il 24% (il valore più basso mai registrato dal mercato), nonostante Trump avesse esercitato pressioni sui senatori affinché approvassero il disegno di legge, avvertendo che la Cina avrebbe potuto dominare il settore delle criptovalute e dell’intelligenza artificiale se Washington avesse temporeggiato.

Il rimbalzo di venerdì al 35% riflette l’andamento delle notizie. Il senatore Bernie Moreno (R-Ohio) ha dichiarato ai giornalisti che il testo aggiornato sarebbe stato pubblicato subito dopo l’incontro con Trump, aggiungendo scherzosamente: «Ragazzi, avete un bel po’ di roba da leggere». La discussione in aula è prevista per la settimana del 20 luglio.

I voti necessari non ci sono ancora

Il rimbalzo tiene conto dello slancio, ma non segnala ancora un accordo concluso perché il disegno di legge necessita di 60 voti al Senato, dove i repubblicani detengono 53 seggi (il che significa che almeno sette democratici devono passare dalla parte opposta). I negoziatori democratici, tuttavia, sostengono che la bozza che sta per essere discussa in aula non sia quella su cui si erano accordati, con il senatore Ruben Gallego che definisce le disposizioni in materia di etica «molto deboli». La controversia verte sulla formulazione relativa agli interessi commerciali del presidente Trump nel settore delle criptovalute.

Il tempo è l’altro vincolo, poiché il disegno di legge ha già mancato l’obiettivo della firma entro il 4 luglio fissato dal presidente, e il Senato partirà per la pausa estiva l’8 agosto, una finestra che molti nel settore considerano l’ultima possibilità realistica per l’approvazione entro quest’anno.

Guardando al futuro, una probabilità compresa tra il 35% e il 42% pende ancora verso un «no», ma non si tratta più di un crollo. In altre parole, gli operatori stanno di fatto scommettendo che la pubblicazione del testo riavvii un processo in stallo, scartando al contempo la possibilità che sette democratici aderiscano all’iniziativa entro tre settimane. Ogni notizia da qui alla pausa estiva (il testo stesso, un voto di chiusura, eventuali defezioni tra i democratici) probabilmente influenzerà in modo significativo le probabilità.

Questo articolo è stato tradotto dall'inglese tramite IA. La versione originale in inglese è la fonte autorevole; le traduzioni automatiche possono contenere imprecisioni, in particolare nella terminologia legale e normativa.

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