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Hive, società di mining di Bitcoin, porta la controversia sull’IVA in Svezia davanti alla Commissione europea

L’Agenzia delle Entrate svedese, Bikupa Datacenter AB e Bikupa Datacenter 2 AB, filiali svedesi della società di mining di bitcoin Hive Digital Technologies, sono coinvolte in una controversia legale che potrebbe influire sulla classificazione delle attività di mining nell’UE e sulle modalità di applicazione dell’IVA a tali attività.

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Hive, società di mining di Bitcoin, porta la controversia sull’IVA in Svezia davanti alla Commissione europea

Punti chiave

  • La Svezia ha riclassificato i servizi dei data center di Hive come «self-mining», negando retroattivamente il recupero dell’IVA a monte.
  • Hive sostiene di fornire potenza di calcolo soggetta a imposta, il che significa che la modifica relativa all’IVA comporta un grave danno finanziario.
  • Hive sta portando la controversia dinanzi alla Commissione Europea, il che potrebbe costituire un importante precedente fiscale per la regione.

Svezia e Hive in conflitto sull’IVA applicabile al mining di criptovalute

Dopo la modifica dei criteri consolidati per la riscossione delle imposte relative alle attività di mining di criptovalute, Hive Digital Technologies è impegnata in una battaglia legale contro il governo svedese.

Il nocciolo della controversia risiede nella qualificazione di questi servizi ai fini IVA, dopo che l’Agenzia delle Entrate svedese ha stabilito che — contrariamente a quanto applicato in precedenza — le controllate di Hive stavano minando criptovalute per conto proprio, attività che non rientra nell’ambito di applicazione dell’IVA.

Sebbene a prima vista ciò possa sembrare vantaggioso, danneggia le finanze di Bikupa Datacenter AB e Bikupa Datacenter 2 AB, due controllate di Hive Technologies con sede nel Paese. Hive sostiene che queste società non stavano minando cripto-asset per conto proprio, ma fornivano piuttosto servizi di potenza di calcolo a clienti identificati in base a un contratto, un’attività simile a un accordo di hosting di un data center.

Dentons, lo studio legale che rappresenta Hive, ha spiegato perché questa distinzione, applicata retroattivamente a diverse società di mining digitale a partire dal 2022, sia rilevante dal punto di vista finanziario.

«Ai sensi delle norme UE in materia di IVA, un’impresa può generalmente recuperare l’IVA a monte quando i propri acquisti sono utilizzati per operazioni imponibili, ma il recupero può essere negato qualora l’attività esuli dall’ambito di applicazione dell’IVA o sia esente; per un’attività di data center, in cui hardware, raffreddamento ed elettricità rappresentano costi rilevanti, la classificazione ha quindi un effetto finanziario sostanziale», ha sottolineato.

Questo criterio è stato applicato retroattivamente alle società che effettuano il mining di cripto-asset a partire dal 2022, richiedendo la restituzione dei rimborsi IVA già versati.

Hive cerca un'istanza superiore

Hive sta cercando di portare il proprio ricorso dinanzi alla Commissione europea, poiché i tribunali svedesi si sono rifiutati di sottoporre la questione alla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE).

Hive sostiene che i tribunali svedesi non abbiano motivato il rifiuto di sottoporre la questione alla CGUE e che tale rifiuto sia diventato una prassi sistematica nei contenziosi fiscali.

Dentons ha spiegato che il problema risiede nella classificazione di una serie di attività come il mining, poiché la posizione di Hive è che sia necessaria un’analisi più dettagliata di tali attività, in quanto queste includono la fornitura di potenza di calcolo a un cliente, l’utilizzo di tale potenza da parte del cliente per il mining di asset digitali e altri servizi.

Il caso potrebbe costituire un precedente per controversie simili nella regione qualora la Commissione europea decidesse di approfondire le indagini e di intervenire. Detto questo, potrebbe anche archiviare la denuncia senza dare seguito alla questione.

Questo articolo è stato tradotto dall'inglese tramite IA. La versione originale in inglese è la fonte autorevole; le traduzioni automatiche possono contenere imprecisioni, in particolare nella terminologia legale e normativa.