Luno ha contestato formalmente la proposta di regolamentazione sui flussi di capitale del Sudafrica, che mira a sottoporre gli asset digitali a un regime modernizzato di controllo dei cambi.
Luno spinge il Sudafrica a rivedere le norme sulle criptovalute attraverso il Parlamento, anziché tramite decreto

Punti chiave
- Luno ha contestato la bozza delle norme sui flussi di capitale del Sudafrica del 2026, sostenendo che il piano promosso dall’esecutivo sia incostituzionale.
- Norme restrittive potrebbero comportare sanzioni fino a 1 milione di rand per i CASP, spingendo il mercato delle criptovalute sudafricano nella clandestinità.
- In seguito, Luno chiede al Parlamento di approvare una legge equa che definisca 5 regole fondamentali per proteggere l’innovazione nel campo dei bitcoin e delle stablecoin.
Applicazione rigorosa e sanzioni severe
L'exchange di criptovalute Luno ha presentato un ricorso formale contro la proposta di revisione delle leggi su cambi del Sudafrica, sostenendo che il piano del Tesoro Nazionale di assoggettare gli asset digitali a un regime sui flussi di capitale risalente all’era dell’apartheid sia incostituzionale poiché aggira il Parlamento. Il ricorso è stato illustrato in dettaglio nella memoria formale presentata da Luno al Tesoro Nazionale in merito alla bozza di regolamento sulla gestione dei flussi di capitale. La bozza di regolamento, pubblicata congiuntamente dal Tesoro e dalla Banca Centrale sudafricana per la consultazione pubblica, mira a modernizzare i controlli sui cambi del Paese. Tuttavia, Luno avverte che la proposta contiene misure altamente restrittive che minacciano i diritti fondamentali alla proprietà e alla privacy. Come riportato in precedenza da Bitcoin.com News, la bozza di regolamento mira a sostituire il Regolamento sul controllo dei cambi del 1961 del Sudafrica con un sistema basato sul rischio, incentrato sul monitoraggio delle transazioni transfrontaliere e sulla lotta ai flussi finanziari illeciti. Le violazioni potrebbero comportare pene fino a cinque anni di reclusione, una multa di 53.000 dollari (1 milione di rand sudafricani) o entrambe. Nel proprio parere, Luno ha espresso grave preoccupazione riguardo a tre specifiche disposizioni di applicazione: il sequestro dei beni senza mandato giudiziario, le liquidazioni forzate e le sanzioni che comportano la cessazione dell’attività. Marius Reitz, direttore generale di Luno per l’Africa, ha sostenuto che modifiche di tale portata non devono essere attuate tramite regolamento ministeriale. «Procedendo tramite regolamento ministeriale, il potere esecutivo aggira di fatto il processo democratico per modifiche che incideranno sui diritti fondamentali alla proprietà e alla privacy di milioni di sudafricani», ha affermato Reitz. «A nostro avviso, avrebbero dovuto essere adottati sotto forma di una nuova legge approvata dal Parlamento.» Luno ha inoltre contestato il fatto che il Tesoro nazionale stia contraddicendo la stessa roadmap politica della banca centrale, che identifica le stablecoin come potenziale moneta del futuro in grado di facilitare pagamenti a basso costo e senza confini. Tuttavia, sostiene Luno, la bozza di regolamento del Tesoro tratta tutte le risorse digitali come identiche, assoggettando bitcoin, stablecoin e risorse del mondo reale tokenizzate allo stesso quadro restrittivo sui flussi di capitale.
"Cercando di includere ogni asset digitale indipendentemente dalla sua utilità o funzione economica, il Tesoro rischia di soffocare involontariamente il più ampio settore della tecnologia blockchain in Sudafrica", ha affermato Luno.
Soluzioni proposte per la crescita del settore
L’exchange ha avvertito che gli obblighi di segnalazione proposti per le transazioni superiori a una soglia non specificata creerebbero un “onere amministrativo ingestibile” sia per le piattaforme che per lo Stato, dato che grandi volumi di transazioni vengono elaborati in pochi secondi.
«La nostra esperienza dimostra che una regolamentazione eccessivamente restrittiva non fa altro che spingere l’attività relativa alle risorse digitali nella clandestinità o all’estero, fuori dalla portata delle autorità di regolamentazione e fiscali nazionali», ha aggiunto l’azienda.
Nel frattempo, il documento presentato dall’exchange di criptovalute ha anche condiviso diverse raccomandazioni chiave per risolvere alcuni dei punti di attrito. In primo luogo, Luno chiede l’adozione del quadro normativo definitivo sui flussi di capitale delle criptovalute tramite una legge del Parlamento piuttosto che un regolamento esecutivo. Raccomanda inoltre che le criptovalute acquistate e detenute su exchange autorizzati in Sudafrica siano designate come asset onshore.
Luno auspica che la normativa distingua le classi di asset digitali in base alla loro funzione economica, abbandonando al contempo i meccanismi proposti di vendita forzata e di sequestro degli asset senza mandato. Alle società di trading internazionali non residenti deve inoltre essere consentito di continuare a operare nel mercato sudafricano previa adeguata registrazione, al fine di preservare la liquidità del mercato.
«Il Sudafrica ha bisogno di un quadro normativo che tuteli l’integrità del sistema degli asset digitali senza soffocare l’innovazione, gli investimenti e la crescita economica che il settore degli asset digitali è in grado di garantire in modo unico», ha affermato Reitz.
Questo articolo è stato tradotto dall'inglese tramite IA. La versione originale in inglese è la fonte autorevole; le traduzioni automatiche possono contenere imprecisioni, in particolare nella terminologia legale e normativa.

















