L’Agenzia delle Entrate sudafricana (SARS) ha pubblicato le proprie linee guida sulla tassazione delle criptovalute al fine di uniformare gli adempimenti normativi per circa 6 milioni di utenti locali.
Il SARS promuove nuove norme fiscali sulle criptovalute per 6 milioni di utenti, mentre in tutto il Sudafrica si intensificano le verifiche fiscali

Punti chiave
- Il 1° luglio 2026, il SARS ha pubblicato una bozza di guida che stabilisce le norme fiscali fondamentali per le criptovalute.
- Fino a 6 milioni di trader locali dovranno affrontare rigorosi controlli da parte del SARS e aliquote fiscali comprese tra il 18% e il 45%.
- I cittadini hanno tempo fino al 31 agosto 2026 per presentare osservazioni pubbliche al SARS prima che l’applicazione delle norme diventi più rigorosa.
Il SARS punta a sei milioni di utenti
Il South African Revenue Service (SARS) ha pubblicato delle linee guida sulla tassazione delle criptovalute, un’importante iniziativa normativa volta a standardizzare la conformità nel settore in forte espansione delle criptovalute del Paese. La bozza del documento, pubblicata il 1° luglio 2026, illustra in dettaglio come l’autorità fiscale intenda regolamentare e verificare le transazioni di un numero stimato tra i 5,8 e i 6 milioni di utenti sudafricani di criptovalute. L’agenzia delle entrate ha aperto il documento alla consultazione pubblica fino al 31 agosto 2026.
Il SARS ha affermato che i principi del documento sono concepiti per essere «fondamentali, piuttosto che eccessivamente specifici», a causa della rapida innovazione nella tecnologia blockchain. Tuttavia, gli esperti fiscali sottolineano che le nuove linee guida rappresentano uno sforzo deliberato da parte dell’autorità fiscale per eliminare la confusione in materia di rendicontazione. Il lancio coincide con l’attivazione della Crypto Revenue Augmentation Unit, un team specializzato di recente costituzione dedicato al monitoraggio e alla verifica dei portafogli digitali.
Nell’ambito del quadro normativo aggiornato, il SARS ribadisce che le criptovalute sono legalmente classificate come beni immateriali piuttosto che come valuta estera o moneta tradizionale. Poiché non rientrano nella definizione di «elementi di scambio» ai sensi della Sezione 24I della Legge sull’imposta sul reddito, i contribuenti non sono tenuti a calcolare né a pagare imposte su plusvalenze o minusvalenze non realizzate fintanto che si limitano a detenere i propri beni.
Gli obblighi fiscali scattano solo al momento della cessione. Il fatto che tali proventi siano tassati come reddito o come plusvalenza dipende in larga misura dall’intenzione. Se l’attività in criptovalute di un individuo è considerata un’operazione di natura commerciale o un’attività di day trading a breve termine, i profitti sono classificati come reddito lordo e tassati alle normali aliquote marginali comprese tra il 18% e il 45%.
Tuttavia, se le criptovalute sono detenute come investimenti a lungo termine, i proventi sono soggetti all’imposta sulle plusvalenze. Al netto del costo di acquisto, i privati sono soggetti a un’aliquota fiscale effettiva compresa tra il 18% e il 36%.
Orientarsi tra i precedenti giuridici e le zone grigie
Gli analisti del settore sottolineano che le linee guida proposte non forniscono ancora una soglia esplicita e definitiva per stabilire quando una transazione passa dalle plusvalenze al reddito lordo. Nella bozza, il SARS ammette apertamente che la Legge sull’imposta sul reddito non fornisce una definizione formale di questi concetti.
L’agenzia delle entrate si basa invece sui precedenti derivanti da decenni di common law, citando una storica sentenza del 1992 che avvertiva esplicitamente che non esiste «un unico criterio infallibile di applicazione invariabile». Spetta interamente ai contribuenti valutare le caratteristiche dettagliate di ogni singola transazione.
Per costruire un caso durante una verifica fiscale, il SARS valuterà diversi fattori, tra cui la frequenza delle transazioni, il periodo di detenzione, il rendimento produttivo, il rischio, la volatilità e ciò che l’autorità definisce un cambiamento di intenzione del contribuente. La bozza della guida affronta anche un punto di confusione comune tra i trader occasionali: gli scambi da criptovaluta a criptovaluta. Lo scambio diretto di un asset con un altro è trattato giuridicamente come un’operazione di baratto. La conseguenza fiscale si verifica nel momento esatto dello scambio, in base al valore di mercato locale. Anche se il trader non riceve denaro fiat dall’operazione, è comunque immediatamente responsabile dal punto di vista legale per l’utile o la perdita.
Questo monitoraggio a livello micro è in linea con le normative a livello macro. Il cambiamento a livello nazionale fa seguito all’adozione da parte del Sudafrica del quadro internazionale di rendicontazione delle criptovalute (Crypto-Asset Reporting Framework) all’inizio di quest’anno, il 1° marzo 2026. Il quadro automatizza la condivisione delle informazioni tra le autorità fiscali globali, limitando fortemente la possibilità per i cittadini di nascondere le attività dei portafogli offshore.
Il SARS ha esortato i contribuenti con plusvalenze in criptovalute storicamente non dichiarate ad avvalersi del programma di autodenuncia in corso per regolarizzare la propria posizione ed evitare severe sanzioni amministrative prima che l’applicazione delle norme si intensifichi dopo la scadenza di agosto.
Questo articolo è stato tradotto dall'inglese tramite IA. La versione originale in inglese è la fonte autorevole; le traduzioni automatiche possono contenere imprecisioni, in particolare nella terminologia legale e normativa.

















