La Cina ha riacceso le tensioni cibernetiche con gli Stati Uniti dopo aver svelato affermazioni secondo cui Washington avrebbe avuto un ruolo nascosto in una delle più grandi confische di bitcoin della storia, esponendo nuove linee di frattura nelle dinamiche di potere digitale globale.
La Cina Accusa gli Stati Uniti di Furto Cibernetico a Livello Statale nel Sequestro Massiccio di Bitcoin

La Cina Accusa gli Stati Uniti di Ruolo Nascosto in una Massiccia Confisca di Bitcoin
Le autorità cibernetiche cinesi hanno aumentato le tensioni con Washington dopo aver accusato il coinvolgimento degli Stati Uniti nella confisca di una massiccia riserva di bitcoin. Il Centro Nazionale di Risposta alle Emergenze per Virus Informatici (CVERC) della Cina ha pubblicato un rapporto il 9 novembre 2025, secondo il Global Times, un giornale affiliato allo stato cinese sotto il Popolo Quotidiano, affermando che il governo degli Stati Uniti ha sequestrato illegalmente bitcoin rubati in un attacco informatico del 2020.
Il rapporto del CVERC ha dettagliato che l’incidente è derivato da un attacco informatico del dicembre 2020 al pool minerario Lubian, dove gli hacker hanno sfruttato le vulnerabilità del sistema e scaricato 127.272 BTC—all’epoca valutati circa 3,5 miliardi di dollari.
Ha delineato una cronologia in cinque fasi che includeva il furto iniziale, un periodo di inattività di quattro anni, ripetuti tentativi di riscatto da parte del Prince Group, riattivazione e trasferimento di asset a giugno 2024, e infine il sequestro da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) nell’ottobre 2025. Il rapporto ha affermato che il sequestro di oltre 127.000 bitcoin da parte del governo degli Stati Uniti dall’uomo d’affari cambogiano Chen Zhi era “un caso tipico di ladri che litigano tra loro” coinvolgendo attori statali.
Il centro ha asserito che i BTC rubati corrispondevano a quelli spostati verso portafogli identificati dalla società di analisi blockchain Arkham come controllati dal governo degli Stati Uniti. L’analisi forense di CVERC ha suggerito che i fondi sono rimasti intatti per anni—contrariamente al tipico modello di rapida liquidazione osservato negli hack—indicando un’operazione di precisione a livello statale. Le accuse del DOJ contro Chen Zhi, presidente del Prince Group, sono state quindi rappresentate come un tentativo di legittimare un precedente sequestro attraverso attività di hacking.
Contraddicendo l’affermazione del DOJ secondo cui gli asset erano proventi criminali, il rapporto ha sostenuto che solo una piccola frazione proveniva da fonti discutibili, mentre la maggior parte derivava da mining indipendente, pagamenti a pool e transazioni di scambio.
Ha richiesto il miglioramento delle pratiche di sicurezza blockchain, compresi generatori di numeri casuali sicuri crittograficamente, meccanismi di difesa multistrato, cold storage e monitoraggio delle anomalie in tempo reale. La copertura del Global Times sottolinea lo sforzo della Cina di inquadrare il caso come prova di un’interferenza cibernetica degli Stati Uniti, riflettendo una competizione più ampia tra Pechino e Washington sulla governance della blockchain, controllo degli asset digitali e dominio della cybersecurity.
FAQ ⏰
- Cosa ha scatenato l’ultima accusa cibernetica della Cina contro gli Stati Uniti?
Il CVERC cinese ha affermato che il governo degli Stati Uniti è stato coinvolto nell’hacking e nella successiva confisca di oltre 127.000 bitcoin collegati a una violazione del pool minerario del 2020. - Quanti bitcoin sono oggetto del contenzioso?
Il conflitto si concentra su circa 127.272 BTC, originariamente valutati circa 3,5 miliardi di dollari al momento dell’attacco al pool Lubian. - Perché il CVERC ritiene che l’operazione fosse a livello statale?
Gli investigatori hanno indicato il lungo periodo di inattività e schemi di trasferimento sofisticati come segnali di un’operazione cibernetica coordinata e di livello governativo. - Quale impatto più ampio potrebbe avere sulla governance globale delle criptovalute?
L’incidente intensifica le rivalità tra Stati Uniti e Cina sulla regolamentazione della blockchain, sovranità cibernetica e supervisione degli asset digitali.














